Passa ai contenuti principali

Un primo maggio da Trieste a Capodistria


Un primo maggio sotto il segno della pioggia quello di Trieste,ed anche, dopo le note e faziose polemiche utilizzate anche per fini elettorali sulla presenza della bandiera del "crimine" quella della resistenza Jugoslava o della brigata Garibaldi, da curiosità. Ci sarà o non ci sarà? Come accade oramai da diversi anni, c'erano. C'era la bandiera ufficiale della Repubblica socialista di Slovenia, di Jugoslavia, della Brigati Garibaldi, c'erano magliette che ricordavano la liberazione di Trieste avvenuta per opera dei partigiani il primo maggio, c'era chi con il viso colorato con il, rosso, bianco e blu e la stella rossa, chi orgogliosamente con una toppa.


Non c'era per motivi tecnici e non politici la bandiera grande, quella che ha sventolato per qualche attimo a Trieste nel settantesimo della sua liberazione. Dunque nulla di nuovo. D'altronde la storia non la si può mica cambiare. Se il primo maggio a Trieste e non solo a Trieste coincide con la liberazione dall'occupante nazifascista, qualcuno il cuore in pace se lo dovrà pur mettere. Un corteo dignitoso nei numeri, molto significativo lo spezzone anarchico, che finirà anche in questo anno il corteo nella Piazza della Borsa, oltrepassando il palco dei sindacati rappresentativi di piazza dell'Unità, ed il tema per questo 2016 è stato il contrasto al massacro del popolo curdo ed al sostegno della rivoluzione nella Rojava e del confederalismo democratico.
Così come significativa la presenza di diversi migranti, con un proprio striscione, con il quale denunciavano le dittature presenti nei propri Paesi di provenienza. Il primo maggio a Trieste è giorno ove si rivendica e lotta per la libertà e non è solo la giornata della festa dei lavoratori, e comunque libertà e diritti dei lavoratori coincidono.

Dopo Trieste, una puntata a Capodistria, per un salto al contrario nella storia di questi luoghi. Perché la liberazione a Capodistria non è avvenuta il primo maggio, ma il 30 aprile del 1945, quando a Trieste iniziavano timidamente le prime forme di insurrezione. 

Dopo aver attraversato la strada delle vigne basse e verdi, giungi nella splendida Koper. Il bilinguismo è garantito, meglio che in Italia nei confronti degli sloveni, praticamente tutte le insegne delle attività commerciali sono tradotte in italiano, anche diverse indicazioni ed informazioni sono riportate in italiano ed è difficile che a Capodistria non si conosca l'italiano. Ma quello che ti ha colpito è il vedere pochissime bandiere slovene diffuse per la città, nei giorni in cui, pensi a Nova Gorica, ad esempio, queste bandiere ci sono, a ricordare la liberazione dall'occupante nazifascista.




Così come ti colpirà che la lapide che ricorda il 30 aprile del 1945 è "onorata" solo da una corona plastificata vecchia , senza neanche un fiore, così come neanche un fiore ci sarà sotto le statue degli eroi del popolo. E quello che ti sei chiesto è, quanto durerà ancora la piazza Tito a Capodistria? Che forse non ha superato pienamente gli effetti del trattato di Pace del 1947. 

Insomma, un primo maggio sotto il segno della riflessione, in un contesto europeo catastrofico, dove ritornano i peggiori estremismi di destra, i muri, reticolati, ma nello stesso tempo una Europa, vedi quello che accade a Parigi, che qualche segnale di lotta eppur riesce a darlo, nonostante tutto.



Commenti

Post popolari in questo blog

Un maledetto 17 agosto a Barcellona

Ci sono cose nella vita che non dimenticherai mai e quanto accaduto in un caldo ed apparentemente tranquillo agosto a Barcellona è una di quelle cose che non metabolizzerai per lungo tempo. Hai la fortuna di poterlo in parte raccontare, anche se non sai bene cosa raccontare. Sei a pochi metri dalla interminabile e costante folla della Rambla. Vedi decine e decine di persone a passo spedito venire contro la tua direzione. In un primo momento pensi che vai sempre controcorrente. Poi arriva la polizia, di corsa, chiude la via nella quale ti trovi, una laterale della Rambla. Una delle tante. Non riesci al momento a collegare. Anche se sai che nel mondo la situazione è tesa. Ma sei a Barcellona, pensi. Un luogo sicuro.
Poi l’inevitabile ti si presenta come un cazzotto devastante nello stomaco. Attentato. Terrorismo. Panico totale. Cerchi le persone a te più care, fino a quando non le trovi e non le rintracci non sei "tranquillo".
Cerchi di capire come comportarti. Cosa fare. Cosa…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Barcellona, il giorno dopo il 17 agosto