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Riforma geografia giudiziaria, attenzione al Tribunale di Gorizia ma anche alla Corte di Appello di Trieste


La Commissione istituita dal Ministro della Giustizia con decreto del 12 agosto 2015 cui è stato attribuito il compito di elaborare proposte di riforma dell’ordinamento giudiziario( nota come Commissione Vietti), ha concluso i propri lavori prima del termine che le era stato assegnato, con una relazione datata 17 marzo 2016 e consegnata a fine marzo.
Nella parte introduttiva di questa Relazione si leggono questioni importanti, che ben evidenziano sotto la voce della revisione, i tagli possibili che subirà la macchina della giustizia. Si legge che “com’è noto con i decreti legislativi n. 155 e 156 del 7.9.2012 si è proceduto all’attuazione della delega conferita al Governo dall’art. 1 della legge 14.9.2011 n. 148. L’intervento normativo ha riguardato la riorganizzazione degli uffici di primo grado “ordinari” esistenti (165 tribunali, con relative procure, 220 sezioni distaccate di tribunale e 667 uffici del giudice di Pace). La scelta all’epoca operata, nei limiti (assai stringenti) della delega conferita si è concretizzata nella totale eliminazione delle sezioni distaccate, nella drastica riduzione degli uffici del Giudice di Pace, nonché nella soppressione di 30 tribunali e relative procure, con conseguente riduzione del numero complessivo a 135 (cui devono, al momento, aggiungersi i Tribunali di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, la cui soppressione è stata postergata sino al 2018 per le difficoltà conseguenti all’evento tellurico occorso in L’Aquila il 6.4.2009).  Con successivo decreto Legislativo (c.d. correttivo) del 19.2.2014 n. 14 sono state altresì “temporaneamente ripristinate”, sino al 31.12.2016 le sezioni distaccate “insulari” di Ischia, Lipari e Portoferraio.(...) Il territorio italiano è, attualmente, suddiviso in 26 Corti di appello cui si aggiungono 3 sezioni distaccate (Bolzano, Sassari e Taranto), di fatto gestite come Corti di appello autonome e come tali considerate nelle elaborazioni statistiche di fonte ministeriale. Corte di appello di Milano, che è il distretto più grande d’Italia per popolazione amministrata, eroga servizi giudiziari per oltre 6 milioni di abitanti (serviti in primo grado da 9 Tribunali, con una media di 733.000 abitanti per ciascun circondario), mentre all’estremo opposto si colloca la Corte di appello di Campobasso, con meno di 314.000 abitanti (serviti da 3 tribunali, con una media di poco superiore - 100.000 abitanti - alla soglia che legittima il mantenimento degli uffici del Giudice di Pace). Solo 6 distretti superano i 4 mln di abitanti amministrati (Milano, Roma, Venezia, Napoli, Torino e Bologna), pari soltanto al 20% del totale. Solo 4 distretti (nell’ordine Firenze, Brescia, Bari e Palermo) superano i due milioni di abitanti amministrati, pari al 13% del totale. Nove distretti amministrano più di 1 milione di abitanti (Catania, Genova, Ancona, Catanzaro, Trieste, L’Aquila, Lecce, Cagliari e Salerno). Il distretto di Perugia si colloca sotto il milione di abitanti (884.000), mentre 7 distretti amministrano poco più di 500.000 abitanti (Potenza, Messina, Sassari, Taranto, Reggio Calabria, Trento e Bolzano). Chiudono la classifica i 2 micro-distretti di Caltanissetta e Campobasso, con meno di 500.000 abitanti amministrati. A fronte di un territorio esteso oltre 301.000 kmq il valore medio che, in linea teorica, ciascun distretto dovrebbe possedere è pari a 10.341 kmq.” E quello del FVG è inferiore a questa soglia. Infatti, nella relazione si legge che “Tuttavia, soltanto 14 distretti su 29 vantano un’estensione territoriale superiore al suddetto valore medio; altri 8 distretti vantano un territorio superiore ai 5.000 Kmq, mentre gli altri 7 sono sotto tale limite. Né può dirsi che la distribuzione rispecchia una logica regionale, considerato che il più grande distretto d’Italia per estensione territoriale (Torino) copre due regioni (Piemonte e Valle D’Aosta) mentre la più “piccola” Lombardia vanta due distretti (Milano e Brescia) al pari della Sardegna (Sassari e Cagliari), della Campania (Napoli e Salerno) e della Calabria (Catanzaro e Reggio C.), oltre al Trentino Alto Adige (Trento e Bolzano). Spiccano, infine, per la proliferazione dei distretti, la Puglia che, con meno di 20.000 kmq di territorio ne vanta ben 3 (Bari, Lecce e Taranto) e la Sicilia che ne conta addirittura 4 (Palermo, Catania, Messina e Caltanissetta), con un territorio pari a 25.712 km. Tutte le considerazioni sopra esposte e i dati statistici sui quali tali considerazioni si fondano confermano la necessità di un intervento di razionalizzazione della geografia giudiziaria dei distretti di Corte d’appello, tendente ad una loro riduzione e razionalizzazione territoriale che tenga conto di un riequilibrio dei distretti tendenzialmente a base mono-regionale purché ciascun distretto nella singola regione sia dotato di requisiti dimensionali minimi e coerenti con un modello di efficienza ideale individuato sulla base dell’estensione territoriale, della popolazione amministrata, dell’indice delle sopravvenienze e dei carichi di lavoro, nonché della specificità territoriale del bacino di utenza, della situazione infrastrutturale e dell’effettivo tasso d’impatto della criminalità organizzata. Ovviamente, il conferimento al Governo di una delega sul punto renderebbe necessario l’ulteriore adeguamento (con ulteriori riduzioni) degli uffici giudiziari di primo grado (…) e mira a completare l’opera di razionalizzazione territoriale delle risorse già intrapresa con i decreti legislativi del 2012 sopra citati. Infine, la Commissione, dopo aver proceduto all’audizione di alcuni Procuratori generali e del Procuratore generale della Corte di Cassazione, ha inteso aggiungere nella bozza di delega la possibilità di procedere ad una razionalizzazione territoriale degli uffici di Procura generale, indipendentemente dalla loro corrispondenza con la rispettiva Corte di appello. Completa la bozza di delega la previsione di una possibile razionalizzazione dimensionale, per così dire ultradistrettuale, degli uffici minorili, al fine di superare i problemi connessi agli organici (talvolta davvero minimi) che, spesso, creano difficoltà di funzionamento. Va osservato che l’ipotesi organizzativa basata sull’ultradistrettualità di alcune sedi di uffici giudiziari, così come si è osservato per le Corti di appello, risponde, oltre che a criteri di razionalizzazione, anche alla logica di privilegiare la specializzazione e l’efficienza rispetto ad altri parametri, quali la prossimità dell’ufficio all’utenza.”

I criteri come definiti, in ordine ai tagli previsti per la revisione della geografia giudiziaria, sono generici, ma nella genericità, delle perplessità emergono, non solo in ordine al futuro del Tribunale di Gorizia, ma anche sul futuro della Corte di Appello di Trieste, perché seppur pare soddisfare il criterio del numero minimo di abitanti, non soddisfa, invece, quello dimensionale e non è utopia immaginare una unione con il distretto di Venezia. E ciò sarebbe un nuovo schiaffo alla nostra regione da evitare a tutti i costi. Dunque attenzione massima. 
Marco Barone 

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