Passa ai contenuti principali

Dopo aver cantato l'inno alla vendetta francese, in Europa si canterà quello russo?

I colori della francia, che poi sono i colori che accomunano tante bandiere, hanno, in segno di lutto e rispetto e condivisione del dolore, trovato spazio in diverse città del nostro Occidente. E si è cantato l'inno francese. Forse neanche senza conoscere il testo, il senso di quelle parole. Inno che invita i cittadini a prendere le armi, a formare i battaglioni, a marciare, a sostenere le braccia vendicatrici , la vendetta nel sublime orgoglio. Questo si è cantato. Spirito di vendetta comprensibile, umanamente comprensibile. Qualsiasi padre di famiglia reagirebbe nello stesso modo. A rischio di sacrificare altre vite, le libertà che la Francia dice di voler rivendicare. La vendetta sarà vendetta, all'interno della guerra. Una guerra dichiarata, non si capisce da chi per primo, senza carta e bolli. Ma non è più il tempo della formalità o della galanteria guerrafondaia questa. E' già successo altre volte. Il 6 aprile del 1941, senza dichiarazione di guerra alcuna, inizierà l'aggressione, l'invasione e l'occupazione della Jugoslavia da parte dei nazisti e fascisti. La chiamano guerra informale. Ma dove a causa delle bombe umanitarie dall'Occidente è stato creato quel mostro bestiale che nel nome di una visione distorta, perversa, malefica ed arcaica della società, uccide nel nome del suo dio. Ha ucciso migliaia di persone, nel corso di questi anni, più di 30 mila vittime di terrorismo solo dal 2013, e continua ad uccidere e forse continuerà ancora. Una storia che va avanti da decenni, solite cause, solite guerre di profitti, del capitalismo, che legittimano dittature a convenienza, gruppi eversivi o di terroristi, per stabilizzare, all'interno della destabilizzazione globale. Per delle vostre responsabilità l'Europa e l'Italia inclusa non può e non deve essere disposta a rinunciare a nessuna libertà. Perché se così fosse significherebbe il dominio dello stato di polizia per ragioni di sicurezza, certo, ma la fine tombale dell'Europa e di ogni garanzia e conquista costituzionale. La strategia della tensione ha voluto in Italia lo stato di paura diffuso per l'imposizione dell'ordine reazionario assoluto. Dobbiamo ritornare a quel sistema? Rinunciare ad un solo secondo della nostra libertà per una paventata ragione di sicurezza, significa riconoscere la sconfitta della democrazia, e la vittoria di chi dice che dobbiamo avere paura e vivere nella paura e soprattutto di chi ha voluto lo stato di paura. E' irragionevole dire non abbiamo paura. Come non avere paura? e' umano essere timorosi. Una paura che diventa duplice. Da un lato quella di essere a rischio di attentati, dall'altra quella di essere a rischio di uno stato similare di polizia per evitare gli attentati. E questo immenso disastro è stato causato proprio da chi, in continuità con il suo passato, continua a perseverare in politiche neo-colonialiste. Altro che marsigliese cantata. O bandiera francese esposta in tutto il mondo. Non è stato cantato l'inno europeo, ma l'inno francese. Ora è arrivata la conferma che quella che è stata definita come la "più grande sciagura aerea nella storia dell'aviazione russa e sovietica" quale quella del 31 ottobre, che ha visto la morte di 217 passeggeri e 7 membri dell'equipaggio, non è stata una semplice sciagura. L’Airbus A321 russo, precipitato nel Sinai, è stato distrutto da una bomba. Questa notizia arriva a pochi giorni dall'atto di guerra del 13 novembre di Parigi. Dicono di aver scoperto tracce di esplosivo sui rottami dell'aereo e sui bagagli dei passeggeri e che la bomba con potenza equivalente fino a 1,5 kg di TNT è esplosa durante il volo. Ed ora il mondo, o meglio l'Occidente, canterà l'inno russo? Ma visto che non si è cantato quello libanese, dopo la strage di Beirut o quello tunisino dopo la strage sulla spiaggia di Sousse/Sūsa ecc ecc, nonostante le maledette similitudini, penso proprio di no. Perché Parigi è Parigi, Mosca è Mosca, Beirut è Beirut, e Sousse/Sūsa è Sousse/Sūsa. Mica siamo in un mondo di fratellanza diffusa, mica le stesse stragi vengono percepite nello stesso modo nel nostro Occidente, mica Libano, o Tunisia o Mosca sono Occidente. Sono una cosa diversa, sono oltre le mura di casa nostra. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Giorno del ricordo a Gorizia e agibilità democratica: Revocata sala gestita dalla provincia a resistenza storica

Era stato promosso dal gruppo di Resistenza Storica e sinistra goriziana antifascista, un convegno per il 10 febbraio dal seguente titolo, da svolgersi in Gorizia, presso il palazzo provinciale Attems:11 ANNI DI "GIORNO DEL RICORDO" Tra mistificazioni storiche e rivalutazione del fascismo. Questi gli interventi previsti: Alessandra KERSEVAN: Il ruolo della X Mas al confine orientale; Claudia CERNIGOI: Il "fenomeno" delle foibe e gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945; Sandi VOLK: 10 anni di onorificenze della legge del Ricordo; Piero PURINI: Gli esodi prima e dopo il secondo conflitto mondiale; Marco BARONE: "Volemo tornar". L'irredentismo del terzo millennio; nota di inquadramento storico e coordinamento del dibattito a cura di Marco PUPPINI. Contestualmente a ciò, nella stessa giornata, nella stessa città, ma in luogo diverso, è previsto il convegno organizzato dalla Lega Nazionale di Gorizia, con l'alto patrocinio della Prefettura, Provincia…

Se Babbo Natale ha ridimensionato San Nicolò

Ma è più sentito San Nicolò o Babbo Natale?

Questo è quanto mi domandavo notando tutta la serie di prodotti realizzati, i mercatini diffusi, le fiere e quant'altro si afferma in prossimità della notte tra il 5 e 6 dicembre. Così come mi domando, ma quanti conoscono la sua storia? Quanti sanno che tipo di santo protettore sarebbe?  Scommetto che le mani alzate sarebbero una manciata.  Ed a dirla tutta non interessa, interessa quel giorno solo scambiarsi qualche regalino, girovagare per le fiere, bere e mangiare.
San Nicolò, dicono, è un santo molto venerato in tutto il mondo, addirittura avrebbe carattere universale. Sarà. Ma in Italia ci sono su più di 8 mila Comuni solo una ventina di località, e qualche Comune, ad avere questo nome e sono poche le località dove viene festeggiato, soprattutto in alcune zone del Nord Est ed in Puglia.  Vi è chi dice che Babbo Natale altro non sia che praticamente il San Nicolò in chiave pienamente consumistica, che avrebbe tratto origine da qu…

Scuola: tra ponti ed elezioni in FVG nel 2018 una vacanza al mese

Le elezioni politiche saranno il 4 marzo, mentre in Friuli Venezia Giulia si dovrebbe votare per il rinnovo del Consiglio Regionale nei primi di maggio 2018.

Non male e non poteva andare meglio.

Dall'epifania fino alla fine dell'anno scolastico in Friuli Venezia Giulia praticamente ci sarà una mini vacanza al mese. Le vacanze di carnevale dal 12 al 14 febbraio, le vacanze di pasqua dal 29 marzo al 3 aprile, le elezioni politiche che interesseranno gran parte delle nostre scuole di marzo, poi il ponte di fine aprile per il primo maggio, e la settimana successiva la votazione per le regionali. Ovviamente tutti questi giorni verranno computati ai fini della validità dell'anno scolastico.
Marco Barone