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Gorizia saprà dire no alla nuova sede di Casapound

Il 19 settembre del '43 parte della Proletaria insieme ai partigiani sloveni tenteranno di riprendere l'aeroporto di Merna. Moriranno, purtroppo, quel giorno, alcuni partigiani, come Gladi Mario, Saiovic  Antonio da Ronchi, città della resistenza, e ci sarà anche la rappresaglia tedesca che porterà alla morte di diversi civili. I giorni in cui si svolse la battaglia di Gorizia, sono, laicamente parlando, sacri per l'antinazifascismo nostrano.  E sarà proprio con la resistenza che riemergerà l'unione, la fratellanza tra italiani e sloveni, sloveni che hanno subito da parte del regime fascista politiche di annientamento identitario una pulizia etnica e sociale e culturale. E con la resistenza, dopo quel giorno importante per la storia italiana, quale il giorno 8 settembre del '43, non è emerso nessun predominio o controllo da parte dei partigiani sloveni nei confronti dei partigiani italiani, ma semplice e pure convergenza, unione, collaborazione, nel nome di ideali alti, nel nome dell'antifascismo.
Eppure tale sacralità rischia di essere turbata dall'apertura della sede di Casapound annunciata a Gorizia per il 19 settembre 2015. Non è bastata ai casapoundisti, che intanto nei primi di settembre hanno stretto un sodalizio molto forte, in Grecia, con alba dorata, la risposta che Gorizia ha dato loro il 23 maggio 2015. Una risposta comunicativa, transfrontaliera che ha detto semplicemente e con determinazione che in questa città per i casapoundisti non vi è spazio.
No.
A tal proposito, voglio  ricordare le parole del Presidente dell'ANPI Nazionale, come espresse in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, in merito alla festa nazionale di tre giorni di CasaPound, a Milano e, pressoché contemporaneamente, di un meeting internazionale a Cantù, promosso da Forza Nuova. (…) “A nome di tutta l’Associazione che ho l’onore di presiedere attendo, quindi, un pronto e deciso intervento da parte di chi ha competenza in materia e una indifferibile presa di posizione delle massime Istituzioni nazionali sulla questione di fondo: l’Italia, che si è liberata 70 anni fa dalla dittatura fascista e dall’occupazione tedesca, è e deve essere un Paese democratico e antifascista, non lasciando alcuno spazio a chi sogna impossibili ritorni o propugna forme nuove di autoritarismo”. Pare evidente che Gorizia, in questo difficile momento storico, è diventata una sorta di calamita per certe realtà. Un simbolo per la reazione. Ma a Gorizia esiste anche una importante componente sociale, politica, che si ritrova pienamente nei valori della nostra Costituzione, quella che vuole solidarietà, accoglienza, fratellanza e repulsione verso ogni vecchio e nuovo fascismo come propria guida. Una Gorizia che viene spesso accusata di buonismo, ma l'accoglienza per i profughi non è buonismo, è civiltà, è umanità, è dovere civico e sociale. Ma questa accoglienza non può essere riservata a Casapound, per tutto ciò che essa rappresenta, per la galassia sempre più nera che frequenta, come riconoscere accoglienza ad una realtà che nel proprio programma politico vuole una Italia secondo la visione anche dannunziana, gentiliana, pavoliniana e mussoliniana? Nessuna. E' anche vero che si tratta, almeno per quanto riguarda Gorizia, di una realtà che ad oggi non deve essere sopravvalutata, a parer mio l'aprire una sede in città, dove non pare essere radicata come realtà, è più un tentativo di conseguirlo questo radicamento che altro,ben tenendo in mente il processo elettorale che interesserà Gorizia prossimamente. Ma in ogni cosa ciò deve essere contestato, specialmente in una situazione come quella goriziana ove vi è un problema, enorme, sulla questione profughi e non accoglienza, senza dimenticare il suo essere città di confine, e la Gorizia antifascista farà sentire, ancora una volta, la sua voce, con il motto del 23 maggio,  guerre,  confini,  fascismi, soprattutto per rispetto di chi ha dato la propria vita per combattere contro il fascismo ed il nazismo. Ora, molti diranno o penseranno che realtà come Casapound hanno il diritto di aprire le loro sedi, di fare le loro manifestazioni, di divulgare le loro idee ecc, perché questa è la democrazia. Ebbene, questa non è la mia democrazia, non è la democrazia del popolo antifascista, non è la democrazia pensata da chi ha combattuto,ad età giovanissima, il fascismo ed il nazismo, lottando per una società che mai più riproponesse certe idee,certi pensieri, certe ideologie nefaste, non sono un cultore rigido del pensiero di Voltaire, no. Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire, non può valere sempre e con chiunque e la discriminante è l'antifascismo, l'ago esistenziale. dal punto di vista politico, della bilancia.

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