Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

La migliore vita è di qua o di là? Ha ragione Grassi o Fioroni?


Durante la seduta del 7 luglio 2015 nel corso dell'attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, Gero Grassi, del Pd, comunica di aver appreso solo in tal momento della scomparsa di Tindari Baglione, affermando categoricamente che è passato a peggior vita. Probabilmente stizzito, il Presidente della Commissione, quale Fioroni, dirà: Può darsi anche a miglior vita.
No, replicherà Gero Grassi, “io dico a peggiore, presidente. Non rientro nella categoria degli ipocriti. La miglior vita è quella di qua. Quella di lì aspettiamo quando arriva, ma la miglior vita è quella di qua”.
E come dargli torto? La vita è una, è questa, quella che ora si vive, punto. Ma dall'alto della sua presidenza, Fioroni: “Poiché lei non parla ex cathedra, questo sarà opinabile”. E Gero Grassi concluderà: “Certo, non c’è dubbio. Sono opinioni diverse. Io la miglior vita la voglio vivere qua. Di là, quando ci andiamo, poi ne ragioniamo”. 
Certo, ne ragioniamo, la prossima vita magari. E per fortuna che i lavori della Commissione poi hanno ripreso il loro ordinario corso.

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