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Una riflessione ancora sullo scempio di Gorizia: "l'ascensore". Demoliamolo



Denuncia il Piccolo  anni di attesa, di lavori tentati, effettuati ed altri sospesi, di passioni diversi milioni di euro, ergo tanti miliardi di vecchie rimpiante lire da molti, e per cosa? Aver devastato uno degli angoli più belli e suggestivi di Gorizia. Proprio Gorizia che in base a delle inchieste passate risultava essere una delle città più fotografate per la sua bellezza e particolarità, per il suo fascino che non conosce tramonto, nonostante tutto. Quello scempio, mi ricorda molto, la vicenda dell'ascensore di un Comune calabrese, Pizzo Calabro. Oltre 15 anni di lavori, stop, fermate, miliardi gettati al vento, ed alla fine cosa è rimasto? Una schifezza di cemento inutilizzata e mai compiuta da Piazza Musolino, a pochissimi metri dal castello Murat, che semplicemente violenta tutto l’ambiente circostante ed inquina la storia di quel Castello ove nel 1815 venne fucilato Murat. Certo che a distanza di tanti chilometri è paradossale notare lo stesso squallore, ecco, in questo sì che l'Italia è unita. E poi la Galleria Bombi, inutilizzata, che giace lì in attesa di sapere che fine fare. Nelle pagine del Piccolo sono state avanzate diverse proposte in passato, quella di accogliere delle mostre permanenti o meno che magari riguardano la storia di Gorizia potrebbe essere certamente condivisibile. Ci sono situazioni alle quali si può porre rimedio, come il così detto ascensore, semplicemente demolendo il tutto, demolendo tutto quello che è stato fino ad oggi realizzato, a partire da quella colata di cemento color bianco che non è simbolo di tregua, ma sembra essere una scia di vernice bianca che ha l'intento di seppellire la bellezza di quel luogo. Demolire il tutto ripristinando lo stato originario, magari più curato, il verde non nuoce alla salute della città, anzi. Altre strutture realizzate e recuperate, come appunto la galleria, devono invece essere semplicemente rese vivibili, fruibili ed attraenti. E' così difficile?

Marco Barone


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