Mentre si riapre il caso della "Uno Bianca" a Ronchi danneggiato il monumento dedicato ai Carabinieri

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Mentre si riaccendono i riflettori sui complici mai emersi della Uno Bianca, il destino, beffardo, si scaglia a Ronchi colpendo il primo monumento realizzato in Italia dedicato ai Carabinieri vittime della mano stragista dei componenti della Uno Bianca a Bologna.    Il danneggiamento accaduto a Ronchi segue  l’imbrattamento avvenuto a marzo del monumento in bronzo dedicato ai tre carabinieri uccisi al Pilastro per mano della banda della Uno Bianca il 4 gennaio 1991 realizzato proprio al quartiere Pilastro. Il Monumento ronchese dedicato a  Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini,  carabinieri vittime della banda della Uno   bianca, fu realizzato per mano dello scultore Giovanni Maier su impulso di  "Nicola" Rusca e inaugurato a Ronchi nell'aprile del 1991. Trent'anni dopo il manufatto ha visto essere completato alla base con un mosaico che richiama la bandiera italiana.  Nella mattinata del 15 maggio si apprendeva del danneggiamento di qu...

L'incendio del Narodni Dom di Trieste definito nel 1920 come semplice atto di nazionalisti teppisti



Come è noto, certamente a Trieste, meno, probabilmente, nel resto d'Italia, il 13 luglio 1920 si è consumata in città una violenza reputata il simbolo delle barbarie  compiute dal nazionalismo italiano e dal fascismo nei confronti degli sloveni, quale l'incendio del Narodni Dom, al quale poi seguirà quello di Pola e sei anni dopo quello di Gorizia. Chiaramente non è stato l'incendio del Narodni Dom l'inizio delle violenze contro gli sloveni, queste ebbero inizio ben prima, ma quell'incendio certamente, ha ben evidenziato, attraverso il fuoco, le fiamme, la distruzione materiale, teatrale e tremendamente violenta, la drammaticità della situazione in essere a Trieste, che da quel momento in poi peggiorerà. Ma alla Camera del Regno d'Italia l'unico intervento che si potrà ricondurre nell'immediatezza a quel fatto è solo del 21 luglio del 1920 di un certo Barberis il quale dichiarerà che “ (...) Pochi giorni fa mi trovavo a Trieste, che è una città tranquillissima. Parto di notte e apprendo poi che sono successi i fatti che tutti abbiamo letto sui giornali : la distruzione di parecchi edifìci bancari, l'assalto alla tipografìa del giornale socialista locale e il tentativo di invasione di parecchi alberghi. Queste sono le gesta dei nazionalisti teppisti. E questi fatti di Trieste si ripetono ora a Roma per opera dei nazionalisti della marcia del 1915, che volevano attentare anche alla vita di colui, che oggi hanno richiamato al Governo; essi che lo avevano condannato a morte e lo avevano minacciato. Noi vediamo in tutto questo una preparazione. E voi, o signori del centro che approvate continuamente il Governo in tutte le sue manifestazioni, vi assumete la responsabilità di quel brigantaggio che ha creato la guerra, che ha creato i pescicani e che i pescicani in questo momento vanno incoraggiando". Insomma, essendo pur un chiaro intervento critico e per nulla scontato in quel periodo, da un lato il tutto viene ridimensionato a semplice opera di nazionalisti teppisti, o ricondotto a questioni di scontro di classe, non si comprende bene, rilevato che le politiche del Regno d'Italia nel confine orientale sono state scellerate ed indegne nei confronti degli sloveni in primo luogo e non solo, in chiave di nazionalizzazione forzata, che non si è trattato di un semplice teppismo nazionalistico, o tipico scontro di classe, ma di un chiaro atto squadristico finalizzato a determinare la distruzione etnica nei confronti di una comunità da sempre presente in questo territorio, ed odiata e discriminata. Atto squadristico che non può essere ricondotto nel tipico scontro di classe, che certamente vi è stato, ma non è questo il caso della questione slovena a Trieste nel suo complesso.

note:fonte foto Narodni dom

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