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Grande Guerra: i primi telegrammi da Ronchi, Grado ed Aquileia italiane nell'ipocrisia del nazionalismo



Il 2 dicembre 1915, quando si accingerà a giungere a termine il quarto massacro dell'Isonzo, le cui prime quattro battaglie comporteranno da parte italiana oltre circa 235 mila perdite (tra morti, feriti e ammalati, prigionieri e dispersi), ed oltre 150 mila tra gli austriaci, verranno spediti al Parlamento italiano alcuni telegrammi, da Ronchi, Grado e Monfalcone per salutare la grandezza della Patria e dell'Italia, già. Nella premessa si leggerà: “Telegrammi delle città redente al Parlamento":  Il primo sarà quello di Ronchi: « Ronchi di Monfalcone redenta inneggia alla grandezza della Patria nel giorno in cui i suoi rappresentanti si riuniscono per compiere i destini della più grande Italia. « Il commissario Regio Capitano Pernigotti »
Seguirà poi quello di Grado: « In questo solenne giorno in cui gli animi d'Italia tutta sono rivolti trepidi a Montecitorio, Grado redenta esterna ai rappresentanti della nazione la sua immensa gratitudine per. averla strappata dagli artigli del tiranno oppressore ridonandola alla Madre patria . « 11 sindaco : GIOVANNI MARCHESINI ». 
Infine, quello di Aquileia: “Aquileia è redenta dopo secoli di dominio straniero alza il capo rivolgendo fiduciosa lo sguardo verso la Madre Roma che, come anticamente, risplende ancora di luce, di vittoria e di civiltà; e oggi col cuore e col pensiero si associa a tutti i paesi rappresentati a Montecitorio per testimoniare la volontà della nazione e manda loro saluti di gratitudine e l'augurio di vedere quanto prima colà riunite le rappresentanze dell'Italia compiuta più grande e più bella. Il sindaco: PASCOLI ». (Vivissimi applausi)”. Neanche una virgola sul prezzo pagato, sulla distruzione che vi è stata, in luoghi conquistati con le armi e soprattutto con la popolazione civile in fuga, luoghi deserti e desertificati da una guerra che doveva essere evitata.

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