Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Scuola: basta ricatti

Prima una fuorviante consultazione in rete, poi un ddl che va oltre quanto proposto nella versione originaria della cattiva, o meglio pessima scuola azienda renziana, perché il modello che si vuole imporre è semplicemente quello tipico operante nel settore privatistico ed aziendale. Poi uno sciopero epocale a maggio, poi ancora scioperi contro le prove Invalsi con risultati imponenti, poi quello contro gli scrutini, per non parlare di tutte le iniziative poste in essere in tutta Italia e che ancora continueranno in questo periodo. Renzi scarica la responsabilità, per quanto concerne la mancata assunzione dei precari, alle opposizioni, troppi gli emendamenti presentati, dice. Baggianate, se voleva andare avanti avrebbe ben potuto ricorrere allo strumento della ghigliottina come già è stato fatto. Strumento pessimo, autoritario, antidemocratico, ma già usato. Questa è una chiara ed evidente operazione di vendetta e di ricatto, con lo scopo di voler spaccare il fronte. D'altronde lo hanno detto in tutte le lingue i governanti del PD, le assunzioni si possono fare ma ad una sola condizione riformare l'intera architettura della scuola. Questione di scelta politica. Sbagliata. Talmente sbagliata che le recenti elezioni amministrative hanno già presentato un primo conto politico, ma non è che l'inizio. I precari devono essere assunti, questo è un loro diritto che deve essere attuato e da nessuna parte vi è scritto che per stabilizzare i precari si deve riformare la scuola, aziendalizzandola poi e conferendo poteri enormi ai dirigenti scolastici. Se le assunzioni non arriveranno a settembre 2015, eppure una retrodatazione giuridica sarebbe stata possibile, effettuando delle stabilizzazioni in corso d'anno, sicuramente ci penseranno i Tribunali a garantire ciò, e le lotte che continueranno. Non riuscirà a spaccare il fronte il Governo, e l'annunciata Conferenza nazionale di luglio sarà semplicemente l'ennesima presa in giro, perché quello che il mondo della scuola doveva dire lo ha detto e scritto chiaramente. Ritiro del ddl ed assunzioni subito,perché sono un diritto che lo Stato deve garantire, senza ricatti o vendette. il resto sono solo chiacchiere e tentativi finalizzati a recuperare il terreno elettorale perduto, ma, oramai, il dado è tratto.
Marco Barone
nota: pubblicato per Tecnica della Scuola 

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