Nel monfalconese furono in migliaia a volere la Jugoslavia di Tito e il comunismo e non furono loro gli anti italiani

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Per raccontare la storia di un territorio, di un pezzo di terra così tormentato, bisognerebbe avere in mano gli attrezzi del mestiere. E invece, guardiamoci intorno: cosa vediamo? Vediamo la Storia ridotta a una merce da svendita, usata e calpestata da una politica da quattro danari. Una politica che parla a una società che, diciamocelo chiaramente, è diventata un po' burbera, un po' vuota, terribilmente approssimativa. Si specula sull’ignoranza, si usano i dogmi della propaganda come se fossero verità rivelate. E badate bene, questo è esattamente quello che è successo per decenni sul confine orientale. L’Italia sfracellata e la ricerca della verginità. Dobbiamo immaginarci l’Italia del '45. È un Paese sfracellato, uscito a pezzi dalla seconda guerra mondiale. Si è salvato il salvabile solo grazie alla Resistenza, solo perché a un certo punto si è deciso di rinnegare i nazisti — di tradirli, se vogliamo usare le parole forti della cronaca. E allora cosa fa, questa nuova Ita...

Né confini, né fascismi, né guerre, riscendiamo in piazza a Gorizia per la questione migranti

 confini, né fascismi, né guerre, questo è stato il motto della manifestazione antifascista, antimilitarista del 23 maggio 2015 indetta dall'Osservatorio antifascista regionale del FVG. Fuggono da guerre, da fascismi, e si trovano imprigionati nei confini di una Italia che li accoglie in strutture indegne, che li abbandona semplicemente a se stessi. Non possono andare via, non possono lavorare, non possono fare nulla. Però ricevono insulti, offese, denigrazioni ed anche denunce per aver dormito in un parco, aver violato l'ordinanza da sceriffo autoritario del Sindaco di Gorizia, che probabilmente neanche conoscevano. E' innegabile che vi sono persone e strutture e realtà che si adoperano per l'integrazione e la solidarietà e l'accoglienza, realtà che vengono accusate da una certa indegna politica di un paese democratico e civile di essere le responsabili della situazione in essere a Gorizia, accusate di aver fornito troppa accoglienza.  E nel mentre di tutto ciò continuano gli appuntamenti dei sabati casapoundisti a Gorizia. Il 23 maggio in città vi è stato il risveglio di un movimento importante, transfrontaliero, e questo movimento ha lasciato un segno importante ma che deve essere coltivato giorno dopo giorno. A Gorizia si deve riscendere in piazza, contro la repressione in atto nei confronti di chi fugge da persecuzioni politiche, contro chi fugge da guerre, da fascismi ed è imprigionato nei nostri confini. Si deve scendere in piazza per una società cosmopolita, si deve scendere in piazza come atto di solidarietà contro le intolleranze e le xenofobie che trovano forma in diverse espressioni, dal burocratese, al politico.

Marco Barone

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