I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Né confini, né fascismi, né guerre, riscendiamo in piazza a Gorizia per la questione migranti

 confini, né fascismi, né guerre, questo è stato il motto della manifestazione antifascista, antimilitarista del 23 maggio 2015 indetta dall'Osservatorio antifascista regionale del FVG. Fuggono da guerre, da fascismi, e si trovano imprigionati nei confini di una Italia che li accoglie in strutture indegne, che li abbandona semplicemente a se stessi. Non possono andare via, non possono lavorare, non possono fare nulla. Però ricevono insulti, offese, denigrazioni ed anche denunce per aver dormito in un parco, aver violato l'ordinanza da sceriffo autoritario del Sindaco di Gorizia, che probabilmente neanche conoscevano. E' innegabile che vi sono persone e strutture e realtà che si adoperano per l'integrazione e la solidarietà e l'accoglienza, realtà che vengono accusate da una certa indegna politica di un paese democratico e civile di essere le responsabili della situazione in essere a Gorizia, accusate di aver fornito troppa accoglienza.  E nel mentre di tutto ciò continuano gli appuntamenti dei sabati casapoundisti a Gorizia. Il 23 maggio in città vi è stato il risveglio di un movimento importante, transfrontaliero, e questo movimento ha lasciato un segno importante ma che deve essere coltivato giorno dopo giorno. A Gorizia si deve riscendere in piazza, contro la repressione in atto nei confronti di chi fugge da persecuzioni politiche, contro chi fugge da guerre, da fascismi ed è imprigionato nei nostri confini. Si deve scendere in piazza per una società cosmopolita, si deve scendere in piazza come atto di solidarietà contro le intolleranze e le xenofobie che trovano forma in diverse espressioni, dal burocratese, al politico.

Marco Barone

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