L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Né confini, né fascismi, né guerre, riscendiamo in piazza a Gorizia per la questione migranti

 confini, né fascismi, né guerre, questo è stato il motto della manifestazione antifascista, antimilitarista del 23 maggio 2015 indetta dall'Osservatorio antifascista regionale del FVG. Fuggono da guerre, da fascismi, e si trovano imprigionati nei confini di una Italia che li accoglie in strutture indegne, che li abbandona semplicemente a se stessi. Non possono andare via, non possono lavorare, non possono fare nulla. Però ricevono insulti, offese, denigrazioni ed anche denunce per aver dormito in un parco, aver violato l'ordinanza da sceriffo autoritario del Sindaco di Gorizia, che probabilmente neanche conoscevano. E' innegabile che vi sono persone e strutture e realtà che si adoperano per l'integrazione e la solidarietà e l'accoglienza, realtà che vengono accusate da una certa indegna politica di un paese democratico e civile di essere le responsabili della situazione in essere a Gorizia, accusate di aver fornito troppa accoglienza.  E nel mentre di tutto ciò continuano gli appuntamenti dei sabati casapoundisti a Gorizia. Il 23 maggio in città vi è stato il risveglio di un movimento importante, transfrontaliero, e questo movimento ha lasciato un segno importante ma che deve essere coltivato giorno dopo giorno. A Gorizia si deve riscendere in piazza, contro la repressione in atto nei confronti di chi fugge da persecuzioni politiche, contro chi fugge da guerre, da fascismi ed è imprigionato nei nostri confini. Si deve scendere in piazza per una società cosmopolita, si deve scendere in piazza come atto di solidarietà contro le intolleranze e le xenofobie che trovano forma in diverse espressioni, dal burocratese, al politico.

Marco Barone

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