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La scuola non è (ancora) finita, nel FVG in movimento per la scuola pubblica


Il Friuli Venezia Giulia, così come tante se non tutte, le realtà italiane, è in continuo movimento, nonostante le temperature, climatiche, elevatissime, di questi giorni. Continuano le iniziative diffuse di lotta, di tutti i sindacati, sia di base che non, ognuno con le proprie modalità, ma non ci sono solo i sindacati, ci sono comitati per la scuola pubblica, come quello della LIP che ha proposto una legge depositata in parlamento sin dal 2006 con oltre 100 mila firme, per una nuova scuola pubblica, comitati di precari, di futuri esodati della scuola, di cittadini, di studenti, insomma tutta la comunità attiva che vive la scuola, bene primario e comune e costituzionale da difendere anche con le unghie, è in lotta. Giunge la fine della scuola, ma la scuola  non è ancora finita ( per ora) questo lo slogan, nato spontaneamente, che praticamente accomunerà diversificate iniziative in tutta Italia, da Gorizia in giù, che coinciderà con l'articolato sciopero degli scrutini.
Venendo a Gorizia, ad esempio, docenti, studenti, cittadini, comitati per la scuola pubblica, LIP, Cobas, Gilda ed Anief, con la preziosa collaborazione del Forum, per questo giovedì 11 giugno intorno alle 19 circa nei pressi del Teatro verdi, via Garibaldi 2,  hanno organizzato  un momento di ritrovo aperto alla cittadinanza per condividere una protesta diffusa, condivisa e viva, ci saranno riflessioni, diversi interventi, possibilità di lasciare messaggi per la scuola pubblica che verranno consegnati alle articolazioni territoriali del Ministero dell'Istruzione, ed altro ancora.  A Trieste, iniziativa simile, il giorno seguente, piazza Cavana, accoglierà la notte bianca della scuola organizzata dai Cobas di Trieste, sarà una festa con musica, poesia, colori, bibite e palloncini e si inviterà la cittadinanza a portare un messaggio da scrivere su un grande manifesto che verrà poi consegnato  all’Ufficio Scolastico Regionale del FVG.
Il FVG è ancora una volta in primo piano contro una riforma autoritaria, espressione della peggiore politica decisionista, che aziendalizza il sistema d'istruzione pubblico, che elimina il precariato semplicemente eliminando i precari, chi verrà assunto vivrà un ruolo flessibile, soggetto a ricatti, dove sarà un pseudo curriculum a determinare chi o non chi potrà insegnare e come insegnare e cosa insegnare, mandando in frantumi il bene costituzionale primario quale la libertà d'insegnamento. Senza dimenticare il comitato di valutazione che condizionerà pesantemente tale libertà, dove anche i genitori, ergo la nuova "utenza" della scuola, eserciteranno in tal senso pressioni indebite.
Per non parlare del fatto che ogni forma di opposizione e dissenso sarà e verrà compromessa dal timore di non essere chiamati, per lavorare, dal dirigente sceriffo, podestà o chiamatelo come volete. Per non parlare del fatto che la contrattazione rischia totalmente di sparire e con essa tutte le importanti garanzie per i lavoratori che vi sono connesse. 
Dopo lo sciopero epocale del 5 maggio, dopo il successo del blocco delle prove Invalsi, con oltre il 23 % delle classi bloccate in tutta Italia e migliaia di quiz falsati, dopo dibattiti, e forme di proteste variegate, anche dopo l'ultimo giorno di scuola, la lotta prosegue e continuerà anche se questa riforma sciagurata verrà approvata, il referendum abrogativo verrà certamente valutato, così come tutti i ricorsi possibili nei tribunali, già si respira aria di "guerra" legale,  ed altre forme di lotta che verranno condivise con tutte le soggettività attive nella e per la scuola. 
La scuola è nostra, non del pd, o del partito della nazione, o di qualsiasi altro partitino, che non rappresentano gli interessi di chi vive la scuola, ma esclusivamente di quelli che vogliono una scuola che partorisca lavoratori, logiche di auto-imprenditorialità e non cittadini consapevoli, e critici. D'altronde ogni processo di ostacolo al sistema decisionista deve essere spazzato via, e la scuola renziana, vuole essere da chiaro esempio. 
Ma vi è chi dice no. 

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