Passa ai contenuti principali

La liberazione di Trieste raccontata dal partigiano Stanko Petelin

Stanko Petelin è nato nel 1924 a Kamnik a sud di Ljubljana, a soli 18 anni è stato imprigionato dalle forze di occupazione italiane e la sua colpa era quella di aver esposto la bandiera slovena e quella jugoslava.  Nel maggio del '42 ha fatto parte delle formazioni partigiane con il nome Vojko per diventare, prima delegato e commissario politico anche della Prešernova  brigada e poi membro dello S.M. dell'armata popolare jugoslava con il grado di colonnello. E' stato anche direttore della rivista militare Naše obrambe. Nel libro “ La liberazione del litorale sloveno” a cura di Aldo Rupel, di cui purtroppo esistono poche copie, racconta, con tanti particolari, con la voce e la mano di chi ha vissuto la lotta partigiana, l'esperienza di cui al titolo del libro ed in particolare l'importante lotta di liberazione svolta dal IX Corpus che di fatto nascerà il 21 dicembre del 1943. Cosa emerge in merito ai fatti del 1 maggio del 1945? Che la mattina del 1 maggio del '45 la Gradnikova brigada mosse con due battaglioni verso Selz e con uno verso Monfalcone. A Selz, racconta Stanko Petelin, vennero disarmati circa 30 tedeschi per poi a Monfalcone costringere oltre 700 soldati a deporre le armi. A Gorizia la Prešernova  Brigada si scontrò duramente con i centici ed i domobranci. 
A Gorizia si trovava anche, il primo maggio,  lo Skofjeloski odrerd, la compagnia d'assalto della 31 divisione ed il comando della zona militare della Gorenjska. Le unità angloamericane entrarono in città solo il 2 maggio alle ore 11 quando la città venne di fatto già liberata. 
A Trieste alcune migliaia di combattenti pronti ad insorgere erano stati organizzati dal Comando cittadino in seguito alle direttive del IX Corpus alcuni mesi prima della fine della guerra, “sono stati loro a ripulire la città dal nemico, tranne alcuni punti maggiormente fortificati, prima dell'entrata di altre formazioni”. 
Formazioni che entreranno in città nella primissima mattinata del 1 maggio. La prima compagnia d'assalto ad entrare fu quella della 30.div la quale assaltò la Caserma Rossetti ove si erano concentrati 700 appartenenti alla Guardia Civica, che si arresero. Diverse furono le battaglie condotte in città, come quella del Castello di San Giusto che venne letteralmente assediato dalle truppe partigiane jugoslave, con circa 140 soldati tedeschi lì rinchiusi. Epica nella memoria, ma anche per la sua problematicità, è la vicenda del Tribunale. Il 2 maggio, dopo le importanti lotte condotte in città soprattutto dai partigiani jugoslavi, erano rimasti solo pochi punti ancora da liberare. I tedeschi asserragliati nel tribunale alzarono la bandiera bianca per arrendersi alle truppe jugoslave. Ma in quel momento, si legge nel libro, passò davanti all'edificio una colonna di carri blindati inglesi. "I tedeschi tolsero il panno e ricominciarono a sparare, perché volevano arrendersi ora agli inglesi". E questo fatto viene denunciato con forza nel libro tanto che nella postfazione si scrive che: “l'avvicinarsi delle unità angloamericane dal Po verso l'Isonzo rese il suo compito molto più difficile, i tedeschi non avrebbero resistito con tanta determinazione e tanto a lungo intorno alla Ilirska Bistrica e Trieste se non avessero sperato nell'arrivo degli angloamericani per arrendersi a loro e non ai combattenti dell'esercito jugoslavo”.
Un comunicato di Cox, capo dell'Ufficio informazione della seconda  divisione neozelandese evidenziava che “poi gli Jugoslavi proseguirono verso la città e nelle giornate del 28 e 29 aprile combattevano contro i tedeschi sulle alture occidentali. 
Nella notte tra il 29 e 30 aprile cominciarono a scendere nei sobborghi. I combattimenti in città continuarono il 30 aprile e il 1 maggio. I tedeschi tentarono di trattenere l'avanzata delle forze di Tito con un ingente fuoco delle batterie costiere e delle navi della Marina Militare. Quando giungemmo in città il 2 maggio resistevano ancora soltanto alcune fortificazioni attorno le quali stabilimmo il contatto con i tedeschi, mentre le navi da guerra si ritiravano verso Venezia”. Ma si ricordava anche che “ la 4^ armata jugoslava effettivamente vinse le forze tedesche nell'Istria. E' necessario che per questo fatto si dia agli jugoslavi pieno riconoscimento dinanzi la storia”. 
Interessante sarà anche la testimonianza riportata da un Sacerdote, a pagina 160 del libro citato, che pur riferendosi alla vicenda di Cividale, ben  lascerà intendere che situazione vi fosse in queste terre “oggi i partigiani sono entrati a Cividale catturando alcuni tedeschi che non sono riusciti a fuggire. Da oriente entravano i partigiani sloveni, da occidente gli osovani, ovvero i badogliani.(...) gli osovani sono numerosissimi e tutti gli ex repubblichini che dovettero cedere le armi, gli appartenenti al battaglione Monte Maggiore e tutti gli ex seguaci dei tedeschi e di Mussolini circolano per la città come osovani. A S. Pietro e nelle valli di S. Lorenzo oggi si costituiscono e si armano nuovi battaglioni di osovani con gli ex fascisti e confidenti tedeschi”. 
Si riconosce, nel libro, la manovra a tenaglia contro gli occupanti ma anche la logica e naturale e legittima operazione politica rilevato che come è noto e come giustamente si denuncia“si arrivò a negare alla Jugoslavia ogni diritto su questo territorio, senza tenere conto che era abitato da sloveni e che si trattava di una nazione alleata che aveva contribuito efficacemente alla vittoria sul fascismo e sul nazismo” senza dimenticare tutti gli effetti della occupazione italiana e fascista, devastante, contro sloveni e croati in primo luogo, che hanno subite violenze ancora oggi sconosciute ai più nel resto d'Italia, fatti e violenze che continuarono un secondo dopo il passaggio di consegne, da parte dei partigiani jugoslavi, alle altre truppe alleate, per l'amministrazione di Trieste e Gorizia avvenuta il 12 giugno del 1945, con oltre 500 giornate di violenze per l'affermazione dell'italianità di queste città.

Commenti

Post popolari in questo blog

Passo dopo passo il Nord è conquistato da chi vuole "l'indipendenza della Padania"

Ciò che non è entrato dalla porta principale, entra, anno dopo anno, passo dopo passo, in modo sistematico, con estrema pazienza ed intelligenza politica, dalle finestre che connotano la casa del Nord. Un Nord che è uscito con le ossa fratturate dalla crisi del 2007, divenuto isola felice per le mafie, per la corruzione, ma che ha continuato ad essere rispetto al Sud sempre il locomotore dell'Italia, Paese che sta all'Europa come il Sud Italia sta al Nord Italia. Ed il Nord non ci sta più. Pensiamo al Friuli Venezia Giulia, dove cortocircuiti storici sono anche visibili. Ovunque piazze dedicate all'Unità d'Italia che qui non poteva essere festeggiata perchè quando questa raggiunta non era mica contemplata l'Italia, ma si era in gran parte in quello che veniva definito come l'Impero felice a cui è stata anche dedicata una piazza e si continuano a dedicare statue o celebrarne i fasti nobiliari. E poi sarà in prima linea su due fronti di guerra catastrofici, la …

Quel grave gesto di farsi fotografare alla tomba di Giulio Regeni. Violato il rispetto

Ci sono tombe diventate luoghi cult come quella di Jim Morrison, Oscar Wilde, che le guide turistiche non possono non indicare perchè è così che va il mondo. Ci sono tombe che sono espressione della grandezza storica di certi e dati eventi, come quelle dei partigiani, tutti luoghi dove farsi fotografare è legittimo. E poi ci sono luoghi dove dovrebbe governare l'assoluto buon senso e senso del rispetto. Siamo oramai entrati nel pieno del terzo anno dalla scomparsa di Giulio, tre anni di atroci e durissime lotte da parte della famiglia prima di tutto, tre anni alla ricerca continua e costante di quella verità per Giulio che è stata negata, compromessa, a colpi di effetti teatrali, menzogne, depistaggi, con l'aggravante di chi ha rappresentato l'Italia di effettivamente chinarsi ed arrendersi al torto di stato del compromesso. Se nel corso di questi anni praticamente non è mai circolata la foto della tomba di Giulio, qualcuno si sarà posto un minimo perchè? Già la famiglia …

Se toccare il seno della statua di Giulietta è di buon auspicio, perchè?

Città che vai, tradizione o superstizione che troverai. In pieno centro a Monaco vi è la statua di Giulietta, donata dalla città di Verona. Una foto con Giulietta è immancabile a Monaco così come toccare il suo seno destro è un gesto molto diffuso. Ed è stato toccato tante di quelle volte che  praticamente è stato consumato dalla "passione" dei passanti tanto che ha assunto una tonalità più chiara rispetto al resto della statua. Ma da dove nasce questa superstizione? Perchè toccare il seno destro di Giulietta sarebbe di buon auspicio? Ognuno avrà una sua risposta, e Giulietta non può fare altro che subire questo rito. Un rito che accomuna diverse città, perchè la statua di Giulietta la si può trovare in diverse località oltre ovviamente che a Verona. A Monaco ve ne sono due, una prima copia donata dalla Cassa di Risparmio di Verona nel 1974, si trova ai piedi della torre dell’antico municipio a Marienplatz. La seconda si trova nel parco di Shakespeare Platz. Monaco e Vero…