Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

Immagine
  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Ma dal 2016, ci saranno i soldi per pagare le pensioni?

La trasmissione Presadiretta del primo febbraio 2015 dovrebbe scatenare un terremoto, ma le reazioni successive alla importante denuncia pubblica di Iacona, sembrano, ad oggi almeno, essere state ammortizzate da altri eventi mediatici e politici e di gossip. Certo, non è stato denunciato nulla di nuovo, ma il merito del programma è aver fatto arrivare all'opinione pubblica, in modo chiaro, preciso e conciso, quello che gli addetti ai lavori conoscono da tempo e che l'opinione pubblica forse non ha compiutamente compreso, ovvero che il buco rosso o nero, questione di prospettiva, del nuovo INPS, come accorpato con l'INPDAP, è grave. Si è detto che la spesa previdenziale italiana è pari ad un quinto della intera spesa pubblica, che nel 2013 si denunciava il fatto, grave, che nel 2016 sarebbero finiti i soldi per pagare le pensioni, che lo stato sarà costretto a garantire un trasferimento di risorse crescenti pari a circa 120 miliardi, che nei soli ultimi tre anni si sono registrate perdite di 30 miliardi, che entrano 211 miliardi di contributi e la spesa da sostenere è di 269 a cui si deve anche aggiungere l'assistenza, che la differenza di circa 124 miliardi di euro,  in negativo,  tra entrate ed uscite, è a dir poco allucinante e che se fallisce l'INPS fallisce lo Stato.
 Difficilmente l'INPS fallirà, quello che si può prevedere è una forte accelerazione del processo di privatizzazione della gestione previdenziale, che è quello a cui forse si vuole arrivare dopo aver svenduto o regalato, volutamente, patrimoni immobiliari pubblici e distrutto il sistema previdenziale nostrano, ci saranno ancora una volta misure che hanno lo scopo di tamponare falle figlie della cattiva gestione della cosa pubblica, senza alcun  reale grande colpevole e non pesce piccolo mai realmente punito, e conseguentemente si realizzerà l'ennesimo incremento di tasse che dovranno soddisfare i contribuenti pubblici tutti, da un lato, e dall'altro i lavoratori continueranno a veder allungata la propria prospettiva di vita schiavista lavorativa, senza averlo mai né desiderato né chiesto, ed allontanarsi sempre di più il diritto alla pensione nei migliori dei casi,  ma non è difficile ipotizzare una  drastica riduzione della pensione nei peggiori dei casi, o l'inesistenza della pensione nella previsione più catastrofica che riguarderà probabilmente le nuove generazioni ultra-precarie. Sarà il pessimismo o la rassegnazione, o peggio ancora, sarà il tipico ragionamento del “figurati se fallisce l'INPS “ o del “ tanto da qui ai prossimi anni chi vivrà vedrà” richiamando un verso di una delle canzoni di Rino Gaetano, oppure che "tanto dovrò lavorare fino a 70 anni di età ed oltre", che la situazione disastrosa continua ad essere disastrosa fino a raggiungere la soglia della non sostenibilità. Certo, forse tecnicamente oggi la soglia raggiunta è sostenibile, il buco è sostenibile, oppure semplicemente un bel giorno ci diranno che hanno sottovalutato il rischio ed il pericolo, e di essersi semplicemente sbagliati, il prezzo che la politica pagherà sarà al massimo una lettera di dimissioni e pensioni d'oro garantite, ma per i cittadini sarà una catastrofe, chissà, ma per risvegliare dallo stato di indifferenza e di assoluto torpore la cittadinanza di questo malandato Paese forse è necessario lanciare non tanto degli allarmi, ma interrogativi seri ed uno di questi è ma nel 2016 i soldi per pagare le pensioni ci saranno? E come si pensa, all'interno di questo scellerato sistema capitalistico, di  sanare il buco dell'INPS, senza colpire i diritti dei lavoratori, senza allungare per l'ennesima volta l'età lavorativa, senza ridurre le pensioni, senza far sparire il diritto alla pensione, senza incrementare le tasse? Ci toccherà scegliere tra privatizzazione del sistema previdenziale, e rischio di non aver più la pensione? Con questo sistema sociale, economico ieri ed oggi esistente la risposta mi pare inevitabilmente scontata, ma l'alternativa è sempre possibile, esiste sempre una valida alternativa a questo disastro voluto e non casuale, e prima o poi busserà alle porte anche di questa bella Italia addormentata.



Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?