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L'omicidio dello storico William Klinger strumentalizzato per le vicende del Confine Orientale

Il 31 gennaio 2015 nella lontanissima, fisicamente, ma vicina, per questioni politiche e mediatiche, New York è stato ucciso William Klinger. Si è occupato della questione Jugoslava, attraverso la pubblicazione di diversi studi e ricerche, alcune delle quali condivise da soggettività politiche e pseudo-politiche che continuano a demonizzare i partigiani Jugoslavi e difendere l'emblema del revisionismo storico, inteso in senso negativo ed a favore di logiche nazionalistiche, quale il giorno del ricordo. La notizia della sua morte oltre ad aver sconvolto, in modo comprensibile, la comunità di Gradisca d'Isonzo ove viveva, ha scatenato, con il freno a mano tirato in cattivo modo, delle reazioni allucinanti. Vi è, ad esempio, chi ha voluto indirizzare la responsabilità dell' omicidio all'OZNA. Nella pagina di wikipedia, in lingua inglese, a lui dedicata, emerge, riportando quanto sottolineato dalla Voce del Popolo, noto megafono “italiano” per l'Istria ed il Quarnaro, terre ancora oggi contese da parte di rilevanti esponenti del nazionalismo nostrano, che è stato freddato quando “si trovava da qualche giorno a New York, per una serie di conferenze che avrebbe dovuto tenere sull’ex Jugoslavia, la Seconda guerra mondiale e il dopoguerra nei Balcani”.
wikipedia versione inglese del 3 febbraio 2015

Nota la sua teoria, quale quella della volontà di Tito di trasformare una guerra imperialista in una guerra civile, così come note sono le sue ricerche sull'OZNA, che a detta di qualcuno, il quale probabilmente vive fuori da ogni contesto reale, insieme addirittura all'UDBA sarebbero risorte dalle ceneri del tempo per uccidere uno storico a New York.
Certo, è vero che l'omicidio è accaduto il 31 gennaio del 2015, è vero che il 31 gennaio del 1946 il parlamento della Repubblica popolare federativa di Jugoslavia approvava una nuova costituzione, è vero che Klinger si trovava in America per delle conferenze e che l'omicidio è accaduto a pochi giorni di distanza dal giorno del ricordo, ma aver tentato di strumentalizzare questa morte per questioni epiche di nazionalismo, di anticomunismo ed antijugoslave, quando nulla di certo sin dall'inizio vi era sul movente, anzi molti indizi lasciavano trapelare la sussistenza di questioni "private", è atto veramente grave, indicibile ma sintomatico dei problemi ancora oggi sussistenti nel Confine Orientale che non devono essere sottovalutati. Il New York post, già il 2 febbraio, rendeva noto che il presunto assassino, avrebbe detto ai poliziotti che lo storico sarebbe stato ucciso per un fallito affare immobiliare per una proprietà in Italia. Versione fatta propria dalla stampa italiana solo nel pomeriggio del 3 febbraio. D'altronde è evidente che non si aspetta altro, la maledetta goccia delle gocce, per incrementare tensioni finalizzate alla realizzazione dell'ennesimo risorgimento mancato, che vorrebbe il suo compimento con Fiume, Istria e Dalmazia italiane ma anche per zittire una volta per tutte la voce del dissenso e della critica che si oppone ad ogni operazione volta a santificare la mistificazione della storia. Insomma, una triste vicenda di cronaca nera che  rischiava di diventare un caso internazionale finalizzato a riaccendere la miccia della tensione che può interessare, in via indiscriminata, varie situazioni, siano esse individuali che collettive nel controverso Confine Orientale.


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