Passa ai contenuti principali

Alla ricerca del Nasco di Aurisina

In un pomeriggio di fine inverno decido di andare alla ricerca del luogo che avrebbe celato, per diversi anni, l'arsenale noto come NASCO 203 a disposizione di Gladio e di alcune strutture fasciste. L'Unità già il 25 febbraio del 1972 faceva notare, ciò che poi verrà meglio compreso a distanza di diversi anni, ovvero che: “Sono molti gli abitanti della zona ad aver visto, anche recentemente, gruppi equipaggiati con tute mimetiche battere i paraggi dove le armi sono state rinvenute; c'e anche chi ha individuato, tra questi, alcuni« personaggi» ben noti per la loro appartenenza a organizzazioni dl estrema destra”. Il luogo, in base alle informazioni reperibili in rete dovrebbe trovarsi lì ove sorge la vedetta Weiss a 159 metri sul livello del mare.
Decidi di percorrere il sentiero più lungo perdendoti nella meraviglia del paesaggio carsico triestino e del piccolo seno di mare dell'alto adriatico.


Dopo una lunga camminata giungi sul ciglione carsico, sulla vedetta Weiss e dopo qualche attimo di silenzio seguendo un breve sentiero giungi al di sotto della vedetta, ovvero l'entrata di un vecchio bunker militare.
Si vedranno i resti di una piccola sedia, più qualche altro oggetto di metallo e qualche rifiuto ed una fessura che probabilmente fungeva da punto protetto di osservazione. Poi il buio, ma lì vi doveva essere un corridoio a quanto pare ora chiuso.



Ti domanderai ma era proprio qui il Nasco di Aurisina?
E' qui che, soggetti protetti e maledetti,  hanno prelevato materiale per la strategia della tensione?
E' qui che?
E tutta la meraviglia del paesaggio carsico svanirà, svanirà. 
Poi decidi di percorrere il sentiero più breve e noterai come quel luogo è a neanche cinque minuti a piedi dalla locale stazione ferroviaria edificata nel 1939 e dalla storica Cava Romana che, come si legge nel loro sito, passò anche sotto la proprietà di Irene di Savoia Duchessa d'Aosta fino il 1947 quando fu acquistata da Giuseppe Sonzogno. E ti domanderai, come curiosità politica, chissà se trattasi dello stesso Sonzogno cofondatore del MSI nel '47, circa, a Trieste? Un luogo, quello del NASCO di Aurisina, facilmente raggiungibile, in poco, pochissimo tempo, perché certamente doveva essere facilmente utilizzabile, cosa che è, purtroppo, avvenuta.

Commenti

Post popolari in questo blog

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian"

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian". Non mi sorprende la denuncia effettuata sul Piccolo di Trieste e pubblicata come lettera del giorno. Solo che questa volta chi ha subito tale aggressione verbale razzista ha avuto il coraggio di prendere carta e penna e scrivere e denunciare pubblicamente quanto accaduto. Diverse volte per i muri di Trieste sono apparse scritte che riportavano quel concetto bestiale e puntualmente e giustamente venivano rimosse. Ma non mi sorprende, perchè ciò in linea con i tempi. Tempi dove se un reato viene compiuto da un migrante viene percepito socialmente come più deprecabile rispetto a quello compiuto da un comune cittadino italiano. Tempi dove l'omofobia è una normalità, dove un Gay pride non può passare per ragioni di opportunità innanzi ad un Duomo, tempi dove qualcuno propone processioni riparatorie per sanare il peccato della marcia dell'amore del Gay pride.  Tempi dove ritornano i pregiudiz…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

A Gorizia si vuole chiudere la Commissione Territoriale? Bene. Allora chiudiamo anche Prefettura,Questura e Tribunale

Le Commissioni Territoriali sono gli organi deputati all’esame delle domande di protezione internazionale ed ospitare una simile struttura dovrebbe essere un grande onore vista la delicatezza e l'importanza delle questioni che tende ad affrontare. Ma a Gorizia non è così. E' stata percepita come un fastidio e dunque depotenziata. E' ovvio che se una città ospita una simile struttura vedrà una maggiore concentrazione di richiedenti asilo. Non è che scelgono Gorizia perchè è come Londra, Parigi o Berlino, visto che Gorizia non è neanche l'ombra di queste capitali. Ma per necessità. Una città che non si è mai strutturata per gestire tale situazione dove l'omissione di soccorso nei confronti dei migranti è diventata la normalità, dove si è abusato del sistema del volontariato. La politica dell'accoglienza diffusa è clamorosamente fallita nell'Isontino, anche per deboli ed inconsistenti politiche provinciali in materia ed anche regionali.  Eppure quella dell…