Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

Immagine
  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

#Stabilità2015 emendamento dà il via libera all'urbanizzazione del PortoVecchio: Trieste la Monte Carlo d'Italia?

L'emendamento numero 2.1727 aggiunge il comma 272 bis ,ter e quater a firma del Senatore Russo e della Senatrice Fasiolo alla legge di Stabilità e testualmente prevede: "Il commissario di governo per il Friuli-Venezia Giulia, previa intesa con il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia e con il sindaco di Trieste, adotta, d'intesa con le istituzioni competenti, i provvedimenti necessari per spostare il regime giuridico internazionale di Punto franco dal porto vecchio di Trieste ad altre zone opportunamente individuate, funzionalmente e logisticamente legate alle attività portuali". Viene inoltre previsto che "in conseguenza dei sopracitati provvedimenti, le aree, le costruzioni e le altre opere appartenenti al demanio marittimo compresi nel confine della circoscrizione portuale, escluse le banchine, l'Adriaterminal e la fascia costiera del Porto Vecchio di Trieste, sono sdemanializzate ed assegnate al patrimonio disponibile del comune di Trieste per essere destinate alle finalità previste dagli strumenti urbanistici. Il comune di Trieste aliena, nel rispetto della legislazione nazionale ed europea in materia, le aree e gli immobili sdemanializzati e i relativi introiti sono trasferiti all'Autorità Portuale di Trieste per gli interventi di infrastrutturazione del porto Nuovo e delle nuove aree destinate al regime internazionale di Punto Franco". 
Dunque si sdemanializza l'area interna del noto PortoVecchio, non la fascia costiera, le banchine e l'Adriaterminal, gli introiti derivanti dalle opere di urbanizzazione sono vincolati ad un determinato uso quale quello di finanziare gli interventi del porto Nuovo e delle aree ove cadrà il Punto Franco del Porto Vecchio di Trieste. Un compromesso, che ha procurato diversi diversi mal di pancia, che se troverà realmente affermazione ed approvazione definitiva, dovendosi ben capire quali sarebbero anche le istituzioni competenti, (le sole autorità italiane od anche quelle di cui al Trattato di Pace?) determinerà una svolta definitiva per Trieste e forse il vecchio progetto di mutarla nella Monte Carlo italiana è realmente alle porte, con tutte le conseguenze del caso. Area immensa, abbandonata, volutamente, a se stessa, binari bruscamente interrotti, ed alla fine, salvo interventi da parte di organismi internazionali, una pioggia di investimenti cadrà su quell'area che tanta gola ha fatto a buona parte dell'immobiliarismo non immobile occidentale e dopo il presepe per ricchi nella baia di Sistiana, ora anche Trieste potrà assistere ad interventi urbanistici che rivoluzioneranno, nel bene o nel male, la fisionomia di buona parte della città. Sicuramente il Porto Vecchio non poteva più continuare a perseverare nello stato considerato, una lunga guerra di logoramento, con la solita retorica della restituzione, concetto tipico nella vita di Trieste, come quello del ritorno, ha visto, in questa fase, trionfare la parte più forte, quella di chi ha deciso che Trieste non doveva essere più una città unicamente portuale, come immortalata nella cartoline dell'Impero perduto, ma una via di mezzo, con sfumature di attività portuale, con sfumature di attività commerciale, con sfumature di attività turistica. Tante sfumature per una città che chiude, forse in via definitiva, un capitolo lungo e nauseante nel modo più prevedibile, visti i tempi in cui viviamo.
L' hashtag che ha seguito ed inseguito con tanta enfasi questa notizia è stato #bastaimmobilismo il prossimo probabile sarà #immobiliarismo...

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?