Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Quando sono i media a decidere la colpevolezza nei casi di cronaca nera nella TV spazzatura

Che la nostra società sia espressione di elevata mediocrità etica e morale è un dato di fatto incontestabile e che i media, dalla TV alla stampa( non tutta per fortuna) di sistema, nulla faccia per invertire la rotta, è un dato altrettanto di fatto incontestabile.
Questo è il prezzo del business, un business che ha conferito un prezzo alla vita.
Mediocrità, chiama mediocrità. Ma quando la mediocrità diventa immondizia, spazzatura sociale, gossip vile, quando determina la colpevolezza del singolo individuo, a prescindere dalla reale colpevolezza dell'individuo, quando ti punta i fari, quando oltrepassa ogni limite pur di soddisfare la curiosità indotta e voluta e governata, occorrerebbe una discarica enorme ove poter gettare il tutto ed aspettare che marcisca quanto prima. Supposizioni, illazioni, cose non dette ma, in verità, dette e sancite dal senso del dubbio, definiscono la morte di ogni senso di civiltà e buon senso. Ogni volta che in questo Paese accade un dramma di carattere familiare, poiché questa è la società della famiglia, ecco il mostro leccarsi i baffi della perfidia ed iniziare la sua opera senza ritegno alcuno. Si inizia con l'assedio delle telecamere, ogni minchiata diventa notizia, ogni ospite di trasmissione televisiva che affronta l'argomento del dramma, diventa giudice od oracolo ed indiscutibile, si va alla caccia, armati di cattiva fede e senza rispetto alcuno della sofferenza altrui, dello scoop, uno scoop che vale un quarto di secondo di attenzione mediatica nazionale, uno scoop che devasta la vita già spezzata dell'interessato od interessata. Per non parlare poi delle ricostruzioni tridimensionali, della ricostruzione della scena del delitto, la vittima, cioè la persona uccisa e morta, diventa oggetto mediatico e viene uccisa una infinità di volte. 
Oggetto mediatico. Roba da mettere i brividi. Ma cosi è. Media spazzatura che, nonostante tutto, si accanisce giorno dopo giorno, ed ogni volta che il dramma si afferma, scaglia i propri artigli in modo sempre più perfido. Ogni senso di dubbio scagliato è una violenza in più che si esercita nei confronti della vittima. Esiste la giustizia,che sia la giustizia, pur non perfetta, a volte propriamente imperfetta, a fare il suo corso. Spegnete i fari dei media spazzatura, non se ne può veramente più. Borges diceva "forse l'etica è una scienza scomparsa dal mondo intero. Non fa niente, dovremo inventarla un'altra volta”. Già.




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