Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Le prostitute e la grande macelleria umana nella grande guerra

Uomini non più uomini e neanche eroi o cavalieri erranti, bensì esseri diventati sostanze, ma anche belve, bestie. Sostanze, belve e bestie che per sopravvivere si ammazzavano, ammazzare,ammazzare per vivere. 
Morte e vita mescolate nel caos di una società che aveva perso ogni lume, ogni ragione. Antitesi per eccellenza, che correvano, inconsciamente e non parallelamente sullo stesso binario. Bestie,belve e sostanze. Non più uomini. Si poteva arrivare a patire l'idiosincrasia maschile.Termine medico con il quale si intende l'intolleranza che alcune persone possono manifestare nei confronti di diverse sostanze, spesso farmaci. Ma l'uomo soldato non era un farmaco, non era un medico, era una sostanza, una sostanza nei confronti della quale si poteva patire l'intolleranza.
A volte ammazzavi.
A volte urlavi.
Ed urlavano le prostitute, rastrellate come oggetti da massacrare, senza dignità alcuna, da ogni parte del Regno. Potevano arrivare ad avere più di ottanta rapporti al giorno,ma nel libro Viaggio nella terra dei morti La vita dei soldati nelle trincee della grande guerra di Marco Scardigli, editore UTET, dalla cui lettura nasce questa riflessione, si riportano testimonianze di anche 120 rapporti al giorno. Soldati in fila, letti rossi, che ricordano la Villa Rossa citata anche da Hemingway, scricchiolanti come la  nefasta porta che conduce alla via dell'inferno. Uno dopo l'altro, ed ancora, una fine senza mai fine. Sfogo ed istinto animalesco che andava soddisfatto, per il morale.
Ed il morale soccorreva il dovere.
Il dovere di uccidere.
Non erano i bordelli di Cavana nella Trieste carovana di mille passioni, erano le stanze della morte, ove anche il sesso puzzava di morte. 
La grande guerra, che voglio chiamare la grande macelleria umana, perché gli uomini e le donne non erano più uomini e donne, ma bestie, bestie al macello, un macello governato nelle grande stanze dei salotti borghesi come un gioco da tavolo, un gioco che ha ucciso generazioni e sogni ed umanità.

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