La rosa di Nova Gorica dove il tempo si è fermato oltre la linea del confine

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Qui non siamo semplicemente su una collina; siamo su una faglia della storia, un punto dove le placche tettoniche della memoria europea hanno deciso di scontrarsi e miracolosamente, di restare in equilibrio. Immaginate la scena. Una scena reale, perché esiste e non è generata dall'I.A.  Siete lì, vi guardate intorno. Da una parte c'è il Castello di Gorizia , la fortezza, il Medioevo che è diventato nazione, con quel Tricolore che sventola a dire: "Qui siamo in Italia". Ma poi basta girare la testa, appena un po', ed ecco che la storia vi tira a modo suo per la giacca, sulla montagna di fronte, il Sabotino, quella scritta monumentale, TITO , che urla ancora oggi a tutto il mondo che Nova Gorica non è nata per grazia divina o per eredità dinastica. No, l'ha voluta il socialismo jugoslavo, l'ha creata l'uomo dal nulla, per sfida, sulla linea di confine. E in mezzo a questo scontro di simboli, tra nazionalismi e ideologie del Novecento che si sono fatte la...

Darsi ancora il buongiorno per le vie della città

Durante i primi anni della Grande macelleria umana, la prima guerra mondiale, i soldati al fronte si davano, per ragioni di pressione psicologica, il buongiorno a colpi di cannone per poi iniziare la conta dei morti o dei feriti. Ritualità tremenda ma pur reale. Dalla grande guerra in poi le diffidenze, le ostilità tra i popoli ma anche la gente stessa di paese trovavano sempre più spazio sino ad arrivare all'oggi ove l'individualismo esasperato sovrasta ogni socializzazione. Oggi ove quando si cammina per strada si è avvolti dal proprio essere solitari nella solitudine che spesso porta all'indifferenza. Solitudine a volta accompagnata dalla tecnologia, amicizia fittizia e meccanica, il cellulare, la radiolina od altro ancora, altre volte dallo sguardo piantato sui piedi, che riporta alla mente il laccio verde legato ai pantaloni dei soldati nella grande guerra che dovevano imparare a marciare ad obbedire e per non sbagliare sulla gamba da porre per prima in avanti collocavano un laccio verde nei confronti del quale lo sguardo non veniva mai distolto. Solo che ora non si obbedisce al comando di nessun ufficiale, ma al vuoto che circonda ogni corpo umano diventato automa asociale. Non si cammina più incrociando lo sguardo altrui. Non si cammina più salutando con l'umano e sociale buongiorno il passante incrociato sulla propria via. Però poi pensandoci bene, uno spiraglio di luce esiste e resiste nelle piccole località, anche se con minor frequenza rispetto al passato, l'abitudine di conferir il buongiorno allo sconosciuto incontrato sui passi incrociatesi a volte per gioco del destino a volte no sulla medesima strada. In quel momento proverai una sensazione di stupore o di meraviglia. Scoprirai la bellezza del saluto, che anche un semplice buongiorno può regalarti un sorriso,certamente breve, ma pur sempre un sorriso.
La vita frenetica e passiva nelle metropoli scioglie l'individuo nell'essere qualunque ovvero nel nulla. Nella vita lenta delle piccole comunità l'individuo si scioglierà nell'essere qualcuno nella società frequentata e vissuta, anche in un fugace frammento temporale.

Marco Barone

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