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NASCO di Aurisina, si denunciava già all'atto del ritrovamento il legame con la Nato ed i fascisti

Riporterò ora, integralmente, alcuni articoli, i primi, come apparsi sulla stampa nazionale, per la precisione l'Unità e la Stampa, in merito al ritrovamento del NASCO di Aurisina. Ciò perché è utile capire come sin da subito si era compreso il senso di quelli che poi verranno chiamati NASCO,saranno interessanti le immediate  segnalazioni volte a denunciare la presenza di fascisti in loco. E' significativo anche quanto riporterà la Stampa in merito a due bombe ad orologeria ed il collegamento direttamente effettuato con alcuni attentati.

L'Unità del 26 febbraio, ma con articolo del 25 e dunque riferendosi alla data del 24 febbraio 1972 scrive: " Plastico rinvenuto ieri mattina dai carabinieri in una grotta del Carso triestino, nelle immediate vicinanze della stazione ferroviaria di Aurisina, era sufficiente per radere al suolo una cittadina di cinquemila abitanti, o per danneggiare gravemente un quartiere di centomila persone. Questo quanto hanno riconosciuto gli stessi uomini dell'arma che stanno effettuando le indagini su questo clamoroso caso: è una ammissione che indica la gravità della vicenda. Si tratta quasi certamente del più grosso quantitativo di esplosivi finora rinvenuto. Tute armi nuovissime, in perfetto stato di efficienza, la provenienza delle pistole, di fabbricazione americana e spagnola, dovrebbe essere una traccia consistente; le istruzioni in inglese e francese, un'altra pista; un'altra ancora, estremamente concreta, la traduzione in italiano delle istruzioni, fatta in ciclostile, a Trieste. Sono molti gli abitanti della zona ad aver visto, anche recentemente, gruppi equipaggiati con tute mimetiche battere i paraggi dove le armi sono state rinvenute; c'e anche chi ha individuato, tra questi, alcuni« personaggi» ben noti per la loro appartenenza a organizzazioni dl estrema destra.Sono tutte indicazioni ben precise, piste più che concrete che dovrebbero indirizzare le indagini verso settori altrettanto e singolarmente, i carabinieri dichiarano di « cercare in tutte le direzioni».
Compresa probabilmente quella dei trafficanti di armi, che viene adombrata in termini cautelativi, e quasi riduttivi, della portata della vicenda, da parte di qualche quotidiano locale.  In effetti, è difficile, se non quasi impossibile, non vedere precisi risvolti politici di questo caso. Non è un mistero che le forze di destra della destra più reazionaria, hanno ripetutamente tentato di fare di Trieste una centrale della provocazione, una sorta di Reggio Calabria del nord.
Una serie di episodi di questi ultimi mesi lo sta a dimostrare: dal pestaggio di inermi cittadini, verificatosi nel dicembre '70 durante una manifestazione missina contro la visita del presidente Tito, la proditoria aggressione al compagno Vidali nel marzo scorso, le bombe contro la sede della Federazione e di una sezione periferica del PCI, le scritte naziste e di minaccia verso personalità democratiche che imbrattano ormai tutti i muri della città, le bombe e le armi rinvenute nello scantinato di uno stabile dove abita un noto teppista fascista (peraltro assolto con formula dubitativa qualche giorno fa). 
Si sa per certo che qualche mese fa vi è stata a Trieste una riunione di « ustascia » (i fascisti croati che operano all'estero), alla quale hanno partecipato anche esponenti della destra triestina. Sarà una coincidenza, ma questa riunione ha avuto luogo poco prima dei due attentati dinamitardi ad un treno che andava a Zagabria e su un aereo jugoslavo, attentati di cui gli « ustascia » hanno rivendicato la paternità e che sono costati la vita ad un gran numero di persone. 
Che questo arsenale possa collegarsi ad un piano terroristico, inquadrato in disegni eversivi di vasta portata, non è certamente da scartare. C'e da chiedersi  piuttosto, se la portata di questo episodio sia veramente intesa da chi sta conducendo le indagini. C'e chi ritiene che forse, invece di cantar cosi presto vittoria per il semplice rinvenimento dell'arsenale,sarebbe stato opportuno sorvegliare attentamente la zona per mettere le mani su coloro che si fossero avvicinati al nascondiglio.
Qualcuno afferma che questo non era possibile perché le armi non sarebbero state rinvenute a seguito di una « brillante operazione » di rastrellamento, ma su segnalazione di alcuni ragazzini che giocavano da quelle parti. Comunque stiano le cose c'e da augurarsi che le indagini siano rapide, che non si dia tempo ai responsabili di nascondere tracce e prove, e magari di eclissarsi (…)".

L'Unità del 5 marzo 1972 con articolo datato 4 marzo, scrive : "Presso Trieste, hanno ieri sera rinvenuto in una grotta un nuovo arsenale di armi. Si tratta di 6 bombe ad innesco, due bombe incendiarie al fosforo, due pistole spagnole "Star"; con due caricatori sei lampade a torcia, un binocolo, il tutto in un contenitore metallico impermeabilizzato contrassegnato da uno stemma con tre cerchi. La zona di Aurisina dove sono stati fatti tali rinvenimenti è una zona frequentata da gruppi di giovani fascisti. Una settimana fa in un'altra grotta della stessa zona erano stati rinvenuti due altri contenitori con 25 chili di esplosivo al plastico, pistole, silenziatori ed oltre cento detonatori.
Tutto il materiale è di fattura moderna".

L'Unità del 6 marzo 1972, con articolo datato 5 marzo, titola : Materiale NATO le armi rinvenute ad Aurisina? 
"Quantitativo di armi e bombe negli anfratti carsici presso Aurisina. di cui abbiamo dato notizia nelle ultime edizioni di ieri ha destato sensazione a Trieste e nella provincia. Proprio il giorno prima il nostro giornale aveva denunciato la cappa di silenzio che era calata su un fatto di tanta importanza come il ritrovamento, il 24 febbraio scorso, del primo arsenale. 
Nel tardo pomeriggio di sabato c'e stata la nuova scoperta: a pochi metri di distanza (ma su questo dato, come vedremo, le indicazioni sono contraddittorie) è stato trovato un contenitore metallico analogo ai due reperiti dieci giorni prima. 
All'interno vi erano sei bombe con detonatori innescati, due bombe incendiane al fosforo, due pistole calibro 9 marca « Star » di produzione spagnola nuove di zecca, due caricatori con cento pallottole, sei torce a batteria, cinque fondine, lubrificante per le armi e un binocolo. 
Accanto a questo materiale, come nel caso precedente, istruzioni per l'uso, ciclostilate in italiano. 
Su luogo esatto del rinvenimento sono apparse versioni contrastanti: per il quotidiano locale le armi sarebbero state scoperte nella stessa cavità che custodiva l'altro arsenale
(Evidente lo sforzo di accreditare l'ipotesi di un unico deposito, a costo anche di far fare una magra figura a quei carabinieri che fino a pochi giorni prima erano indicati come protagonisti di sistematiche e ripetute perlustrazioni). 
Per altri organi di stampa invece la località è diversa, a qualche centinaio di metri. Siamo stati sul posto e, in assenza dei responsabili della locale tenenza, abbiamo appreso da fonte qualificata che il contenitore sarebbe stato trovato a qualche metro dai precedenti. 
Questa la spiegazione dello strano episodio: il nuovo reperto venne spostato dagli altri, dai ragazzi che per primi avevano scoperto gli esplosivi ed avevano giocato con essi per qualche giorno. Se ciò e vero trova piena conferma la notizia da noi pubblicata venerdì scorso in merito alla casualità del ritrovamento, ma ad un tempo risulta inspiegabile la casualità degli inquirenti. Qualcuno che ha visto i contenitori assicura trattarsi di materiale in dotazione alla NATO: non a caso nella nostra regione c'e una grossa base militare di questa organizzazione. Non spetta a noi, ma agli organi inquirenti, controllare queste voci che circolano con insistenza nella zona. C'e fondato motivo di ritenere che altri arsenali siano sistemati nelle grotte e nelle doline carsiche. 
Non a caso i contenitori sin qui rinvenuti portavano incisi contrassegni diversi (un triangolo i primi due tre cerchi intrecciati il terzo) e le relative istruzioni erano ciclostilate. Sintomatica è altresi la scelta del posto, strategicamente assai delicato (tra il confine con la Jugoslavia ed il mare corrono tre, quattro chilometri in linea d'aria); l'anfratto si trova in particolare ad un centinaio di metri appena dalla caserma dei carabinieri. Il compagno Antonino Cuffaro, segretario regionale del PCI ha rivolto un'interpellanza urgente al presidente della Regione , Berzanti, per sapere quali iniziative ha assunto o intende immediatamente assumere(...)" in materia.

La Stampa del giorno 11 marzo 1972 riporta che in due riprese "il 26 febbraio 1972 ed il 3 marzo scorsi è stato rinvenuto in due grotte a Duino Aurisina un'ingente quantitativo di materiale bellico che gli esperti hanno valutato in grado di distruggere un paese: 5 grosse cariche di dinamite, 15 kg di plastico,200 metri di miccia, 90 matite esplosive,decine di detonatori e tra gli altri ordigni due bombe a tempo uguali a quelle usate per gli attentati alla Fiera di Milano e sui treni". Contestualmente al “secondo”ritrovo verrà arrestato dai Carabinieri Pino Rauti e come è noto pochi mesi dopo verrà ucciso il Commissario Calabresi, la cui morte segue quella di Feltrinelli ed il 31 maggio del 1972 ci sarà l'attentato contro la Legione dei Carabinieri a Peteano, al km 5 della locale strada ed in prossimità di quel tipico cartello, collocato in zone di Confine o zone militari e/o protette, con i canonici avvertimenti dal divieto di fotografare a cinematografare fare rilievi o schizzi, usare binocoli o cannocchiali...

Per ulteriori approfondimenti si suggerisce la lettura di questo documento:
1972 Ricordi della Strategia della Tensione di Claudia Cernigoi

Marco Barone

nota: link fonte foto divieto fotografare

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