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Trieste: salta,per ora, l'ultimatum e l'autodeterminazione per il TLT

In Europa l'indipendentismo cresce, da quello scozzese a quello della Catalogna, ma il tutto, lì, in quelle terre, ha origini storiche, sociali, completamente diverse rispetto a quelle di Trieste. In questo settembre 2014 cade il 67° anniversario del proclama politico della Territorio Libero di Trieste ma i due movimenti indipendentisti triestini, due perché il movimento territorio libero nasce dalla scissione del movimento Trieste libera, non hanno in comune neanche la data della celebrazione. Ci saranno due eventi, il primo domenica 14 settembre il secondo lunedì 15 settembre. Ma la cosa interessante è che dopo gli interventi della Magistratura, che hanno subito una accelerazione specialmente dopo le diffide sollevate alle Autorità tutte Italiane, eccependo la loro illegittimità se non illegalità sull'area triestina, e come è noto ogni azione comporta degli effetti, e quando si giostra con la legalità e con il diritto, il sistema risponde con gli strumenti legalitari, pur opinabili ma ben noti, a sua disposizione, cosa tanto scontata quanto ovvia e prevedibile, sono sparite le parole d'ordine come pronunciate nell'ultima manifestazione indipendentista triestina, quali: autodeterminazione ed ultimatum. Questo è quello che pronunciava il 10 febbraio 2014 il capo di Trieste Libera, dopo aver ricordato che  si  “rivolgeranno alle nazioni unite”, che hanno un programma con una decina di punti, dal reddito minimo garantito, casa per non abbienti, risarcimento per danni ambientali subiti ecc, e se il 15 settembre 2014 non ci saranno risposte si passerà direttamente all'autodeterminazione. 
"Passeremo direttamente alla costituzione del nostro Stato che l'Italia sta cercando di eliminare”, queste le parole del presidente del MTL.  
Cosa è rimasto di tutto ciò? 
Le risposte da parte dello Stato sono giunte ed anche prevedibilmente significative. Nessun TLT, ma procedimento per eversione. Quelli del 15 settembre continueranno a presentare diffide e denunce, per esempio hanno annunciato “una denuncia penale contro il sindaco Cosolini ( di Trieste) e gli altri politici amministratori del Comune perché omettono di fornire doverosamente alla popolazione le assistenze sociali necessarie e dovute per legge, ma continuano a spendere irresponsabilmente denaro pubblico per forti spese non obbligatorie e non necessarie; una petizione per il reddito di cittadinanza, con raccolta di firme, per tutti i cittadini del Territorio Libero di Trieste, che verrà inviata agli uffici competenti delle Nazioni Unite”. Quelli del 14 settembre, invece, parlano di una manifestazione “per il riconoscimento del nostro Territorio”. Mille passi indietro, che se da un lato porteranno una delle due componenti alla prevedibile, da lungo tempo, campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative, dall'altro lato segnano, probabilmente, la parola fine ad un certo tipo di lotta che pare essere destinata a testimonianza storica di ciò che a Trieste non è mai stato realizzato, per volontà, in primis, delle forze alleate e dell'ONU, proprio quelle forze a cui si continuano ad inviare, sollecitazioni ed istanze per chiedere la realizzazione del TLT.  Comunque una cosa bisogna riconoscerla, nonostante i procedimenti giudiziari, nonostante le spaccature, nonostante gli insuccessi e le sconfitte legalitarie, continuano, questi gruppi, nella loro battaglia separatista. Parleranno i numeri del corteo del 14 settembre e del presidio del 15 settembre, una conta che sarà determinate per gli sviluppi futuri di questa vertenza politica e sociale. L'eventuale insuccesso non avrà giustificazioni, perché significherà che la gestione complessiva di questo conflitto è stata semplicemente fallimentare, l'eventuale successo sarà un  momento di riflessione per la politica locale e nazionale ed europeista. Poi sul fatto che l'Italia abbia semplicemente abbandonato Trieste al suo tracollo è un dato di fatto incontestabile, d'altronde, a parer mio, l'Italia voleva Trieste, cavalcando sentimenti nazionalistici ed irredentisti reazionari, per il suo porto, ma non tanto per sviluppare ed incrementare la ricchezza del proprio territorio o semplicemente speculare, come accaduto per esempio a Venezia o Ravenna, ma per evitare che la Jugoslavia potesse trarne qualsiasi beneficio. Insomma lo scopo primario era sottrarre il porto di Trieste alla Jugoslavia, avendo già perso, per fortuna, visto il modus operandi made in Italy, quello di Rijeka, per evitare che la Jugoslavia potesse diventare forza egemone nell'Adriatico, aspirazione primaria di quella Italia che ha mandato al macello migliaia di persone, a partire dalla prima guerra mondiale, proprio perché Trieste diventasse italiana ed il suo porto diventasse italiano, ma una volta sottratto alla Jugoslavia, il porto e tutto ciò che vi è connesso poteva anche perire, perché il pericolo, "l'allarme rosso", era venuto meno.

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