Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Scuola: Se il registro elettronico diventa uno strumento di controllo verso studenti e docenti



Sul registro elettronico sulla non sua obbligatorietà, almeno ad oggi, sono già intervenuto in passato con uno scritto che è stato utilizzato da diverse realtà per diffidare quelle scuole che, in mancanza di un piano di dematerializzazione ministeriale ed in mancanza di un visto da parte del Garante della Privacy, continuano a presentare questo strumento non solo come obbligatorio ma anche pienamente legale e legittimo. Uno degli aspetti, a parer mio, più inquietanti del registro elettronico è il controllo diretto che le famiglie, che oggi hanno il vero potere contrattuale in mano nella e per la gestione della singola scuola, esercitano non solo nei confronti dei propri figli ma anche nei confronti dei docenti. La scuola dovrebbe essere una comunità ove tutte le parti dovrebbero esercitare reciprocamente giusti diritti, ma la scuola di oggi non è più una comunità poiché è in corso una sorta di casermizzazione che si afferma sotto il nome della modernità, della trasparenza, tramite gerarchie e sistemi di utenza e di utilitarismo economico. Una volta, quando rientravi a casa dalla scuola, il genitore ti chiedeva lumi sulla tua giornata scolastica. Potevi credere o non credere alle parole di tuo figlio o di tua figlia, il senso della fiducia lo si conquistava anche all'interno delle mura domestiche.

Se avevi dubbi potevi sempre recarti a scuola, incontrare i docenti, interloquire con i docenti. La tecnologia supera e supererà tutto ciò. Porrà a rischio non solo il senso di fiducia e di dialogo, perché il genitore con un click comodamente da casa potrà controllare e vigilare ogni giorno sull'attività scolastica del proprio figlio, senza avere più la necessità di domandare allo stesso nulla, ma si effettua un mero controllo anche sull'operato, sul lavoro del docente. Certo, è vero che lo Statuto dei Lavoratori è in fase di superamento, ma ancora esiste e fino a quando esiste deve essere rispettato anche lì ove si vietano strumenti di controllo e vigilanza in merito all'operato del prestatore di lavoro. Visionando in rete diverse guide in tema di registro elettronico ho constatato che i genitori accreditati possono ( genitori delle classi quinte, prime, seconde e degli studenti maggiorenni delle classi terze ) accedere al registro elettronico per visionare assenze e voti dei propri figlie, ma anche controllare gli argomenti delle lezioni affrontati a scuola.

Ora, si dirà, è diritto del genitore conoscere l'argomento trattato a scuola dal singolo docente. Certo, è un suo diritto, è un suo diritto sapere se il docente ottempera il programma scolastico e cosa insegna ogni giorno, ma questo diritto fino a dove può arrivare? Fino a dove può interferire? Sono sempre di più le lettere che arrivano a scuola con le quali si chiedono interventi sulle modalità d'insegnamento dei docenti, interferendo nel loro lavoro quotidiano e spesso pretendendo anche il trasferimento dello stesso con il ricatto che il proprio figlio cambierà scuola. Nella scuola della competizione, della concorrenza e della così detta trasparenza, il registro elettronico oltre ad essere uno strumento di controllo invasivo sia nei confronti degli studenti che dei docenti, compromette anche la fiducia ed il dialogo tra le parti. Sì, è vero, si vive nella società del 2.0, nella società dei 140 caratteri, ma non per questo si possono accettare come fatti naturali e legittimi, anche se profondamente innovativi e moderni, strumenti di controllo e vigilanza che violano ogni buon senso ed ogni senso del limite.





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