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Le forze dell'ordine e Cocer interforze attaccano il Governo, ma non ci sarà nessuna rivoluzione

Un documento pesantissimo, che ha uno stile che per alcuni aspetti ricorda, non casualmente, il linguaggio politico di chi ha condotto le battaglie contro la così detta casta diventando poi una importante forza politica, firmato da tutti i sindacati rappresentativi dei comparti di pubblica sicurezza, soccorso pubblico e dal Cocer Interforze. Un documento nato dopo la comunicazione da parte del Governo che non ci sono soldi per rinnovare i contratti pubblici e retribuire i relativi scatti, dichiarazioni emerse dopo la presentazione della proposta politica la buona scuola, che tra le altre cose includeva l'abolizione degli scatti di anzianità per il personale scolastico trasformandoli in premi di produttività a partire dal 2018, dunque senza alcun pagamento dal 2014 al 2018. 
E ciò non è un caso. i Sindacati e il Cocer Interforze dopo una riunione tenutasi successivamente alle parole del Ministro Madia hanno prodotto un documento, più unico che raro nella storia della Repubblica italiana ove si evince la volontà di “dichiarare lo sciopero generale di questi comparti atteso che anche i Capi dei singoli Corpi e Dipartimenti e i relativi Ministri hanno girato le spalle al proprio personale”; “qualora nella legge di stabilità sia previsto il rinnovo del blocco del tetto salariale, chiederemo le dimissioni di tutti i Capi dei vari Corpi e Dipartimenti, civili e militari, e dei relativi Ministri poiché non sono stati capaci di rappresentare i sacrifici, la specificità, la professionalità e l’abnegazione del proprio personale.La frattura che si creerebbe in tale scenario sarebbe insanabile; per questo diciamo che in tale ipotesi, o restano loro oppure tutti quelli chi si sacrificano, ogni giorno e in ogni angolo del Paese e dell’intero mondo per garantire sicurezza e difesa”; “per sostenere la difesa, il soccorso pubblico e la sicurezza del nostro Paese, concludono Sindacati e Cocer, in vista dello sciopero generale, che si terrà entro la fine di settembre, qualora dovesse essere rinnovato il blocco del tetto delle retribuzioni, attueremo, sin da subito, oltre ad una capillare informazione e sensibilizzazione della società civile sui rischi che corre, azioni di protesta su tutti i territori con la denuncia di tutte le disfunzioni, le esposizioni al rischio, sinora accettate nell'interesse supremo del servizio, nonché le scorte e i privilegi che la casta continua a preservare e che, nonostante i roboanti annunci sinora fatti dal Governo, ad oggi non sono stati né eliminati né ridotti preferendo, per far quadrare i conti, di penalizzare gli unici soliti noti contribuenti del nostro Paese, i dipendenti pubblici e i pensionati. Insieme alla protesta informeremo i cittadini dell’importanza vitale del nostro servizio e della specificità che contiene portandoci, quotidianamente ad esporci sino al rischio della vita”.
Dunque un duplice attacco, diretto non solo al Governo, alla politica, alla casta che continua ad avere privilegi, ma anche ai Capi dei vari Corpi e Dipartimenti, civili e militari, cosa per nulla scontata e certamente significativa. Cosa accadrà dunque? Sicuramente il Governo cercherà di evitare lo scontro duro e frontale, ma la frattura già sussiste. Ricordate la vicenda dei caschi tolti e lo sblocco,poi, di risorse aggiuntive? Si ripeterà la stessa situazione? Probabile. Una cosa è certa. Se il Governo,oggi, sbloccherà gli scatti e quanto rivendicato solamente per le forze dell'ordine e di sicurezza, si fomenterà una situazione di tensione sociale enorme tra i vari dipendenti pubblici ed una discriminazione che non lascerà certamente silenti ed indifferenti i lavoratori e le lavoratrici. 
Sarà questa la volta buona per riorganizzare i comparti di sicurezza? Sarà questa la contropartita? La concertazione per unificare i vari corpi in cambio dei diritti come rivendicati? Insomma pare essere una situazione con pochissime vie di uscita e se le forze dell'ordine riusciranno ad ottenere quanto rivendicato, si dovrà capire a quale condizione ed a quale prezzo, perché nulla sarà come prima fino a quando continuerà a regnare questo sistema di austerità dei diritti . 
La politica è capace di raggirare gli ostacoli ed una situazione del genere, inaspettata per alcuni versi, ma non sorprendente perché di segnali ve ne erano diversi, rischia di mettere questo Governo con le spalle al muro. Non è un questione di ricatti, ma di pretese giuste ed ovvi diritti, e quando i diritti vengono rivendicati dal sistema che deve garantire la sicurezza del Paese, anche l'austerità inizia a tremare. Ma da qui a parlare di processi rivoluzionari ci passa in mezzo l'oceano di tutte quelle contraddizioni che ben conosciamo in questo Paese. Invece, ad oggi, sono più realistiche le previsioni controrivoluzionarie, in itinere da tempo, d'altronde se lo scopo, neanche celato, era di demolire tutte le conquiste sociali come maturate dal 1968 in poi un motivo ci sarà o no?
Dunque nessuna illusione, nessuna rivoluzione sociale, ma uno scontro duro tra componenti essenziali dello Stato, evitabile ma non evitato. Ed è proprio su questo evitabile e non evitato che ci si dovrebbe interrogare. Forse qualcuno ha sottovalutato la situazione peccando di arroganza, oppure era proprio a questo che voleva arrivare per trattare e concertare su questioni apparentemente intrattabili.  

Marco Barone

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