Il Villaggio dell'Arte di città fiera di Udine: Quando la Bellezza Conquista l'Insolito

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  L'arte non chiede permesso. Non cerca templi sacri per esistere, ma conquista spazi ovunque , vibrando laddove l'umanità si ritrova, anche nei luoghi più inaspettati. Nel cuore di Udine, capitale del nostro Friuli, tra le geometrie quotidiane del Città Fiera, è fiorito un manifesto di pura meraviglia: uno spazio espositivo in movimento , battezzato con grazia "Il Villaggio dell'Arte" . Questa alchimia visionaria nasce dal desiderio di Antonio Maria Bardelli e dall’energia dell’imprenditrice Elena Iuri (amministratore unico di City Adv e coordinatrice del progetto), guidata dal segno colto del noto designer e direttore artistico Stefano Borella — orgoglio del territorio, recentemente selezionato nella giuria internazionale del prestigioso Prize Designs for Modern Furniture + Lighting 2026 . Il percorso inaugurale si rivela come un viaggio in due tempi, un ponte teso tra l'emozione pura e la memoria storica attraverso due mostre straordinarie: "Oltre lo...

Il cippo fascista sul Monte “sacro” di San Michele dedicato a Francesco Rismondo e la statua della madonna

Il Monte San Michele, nel goriziano, è diventato, dopo la prima guerra mondiale, per volontà fascista, simbolo sacro del riscatto nazionalistico italiano. Infatti, quando visiti quel luogo, dal quale si può osservare anche uno spicchio di Adriatico, oltre ad immense distese di natura, vivi tutta l'enfasi del nazionalismo epico che ancora vige indomito in questo Paese pur essendo nel 2014. Certo, per spirito di compensazione ci saranno cippi che ricorderanno caduti ungheresi od austriaci, ma poco o nulla rispetto alla vera sacralità da difendere e tramandare, quale quella del nazionalismo.


Anche la madonna è di parte ed è stata strumentalizzata per fini nazionalistici, infatti nel 1955 è stata posta una piccola statua dedicata alla madonna che deve benedire solo i caduti d'Italia e per l'Italia.

Uno dei cippi che carpirà l'attenzione, tra il vento carsico ed il silenzio nel nulla, sarà quello dedicato a Francesco Rismondo di Spalato. Si leggerà :“da questi epici gioghi tratto ferito al supplizio attestò con il martirio che la Dalmazia tutta è terra d'Italia. I Dalmati irredenti in fiduciosa attesa”. Ai lati di questa lapide ci sarà un fascio ed uno scudo crociato ed è dominata da una corona che ricorda quella di spine del Cristo.


D'altronde non è un mistero che l'irredentismo prima, il fascismo poi ed il nazionalismo ancora oggi abbiano fatto propri concetti della religione cattolica, del cristianesimo per adattarli alla causa dell'Italia. Martirio, passione, redenzione, sacrificio, crociata, quaresima di sangue, 42 giorni di amministrazione jugoslava a Trieste trasformati in 40 giorni di quaresima di sangue, sono tutti aspetti retorici che ancora oggi trovano affermazione. Quella di Francesco Rismondo  è una storia che ancora oggi attende la verità certa. Non si conosce con certezza come sia morto, in che occasione ed in quale circostanza e dove e quando. Eppure, nel dubbio di tutto ciò, delle certezze false, mistificatrici, sono emerse. Questo quanto si leggerà nella medaglia d'oro al valor militare: «Volontario di guerra, irredento, animato dal più alto patriottismo, nelle prime aspre lotte, sul Monte San Michele, combatteva accanitamente dando prova di mirabile slancio e di indomito ardimento, finché cadeva gravemente ferito. Catturato, riconosciuto dal nemico, affrontava serenamente il patibolo, confermando col martirio il suo sublime amor di patria.» —Monte San Michele, 21 luglio 1915 - Gorizia, 10 agosto 1915 . Nel 1923, fu assegnata una pensione straordinaria alla vedova di lui per questi motivi. Esistono a lui dedicate vie, viali, strade e tanto altro ancora e sul Monte nazionalistico San Michele, dichiarato zona sacra nel 1922, appunto, un cippo fascista, con la solita retorica irredentista. D'altronde in un Paese dopato dalla religione e di religione, quale l'Italia, non poteva che prevalere l'ipotesi del martirio, del martire per l'Italia e per quella Dalmazia che qualcuno ancora oggi osa rivendicare.


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