Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Prospettiva fallica: da Bologna ad Osor con uno sguardo insolito a Trieste

Così scriveva Wu Ming 1 in un suo recente post: “”Se fissiamo il Nettuno del Giambologna da una particolare angolatura, di scorcio, vedremo realizzarsi una magia: il pollice sinistro spunta dal fianco e diviene un fallo eretto con tanto di glande enfio e turgido. Una leggenda locale parla di uno scherzo del Giambologna alle monache dell’adiacente convento: guardando dalle finestre, vedevano il dio esibire una poderosa erezione. Ecco che irrompe il conflitto, ecco che l’Uno (la statua) diventa due (lo scultore irriverente e le suore), e poi molti, perché uno pensa al potere committente, alle persone che sapevano della burla, a quelli che se ne sono accorti da soli, a chi tramanda la leggenda, e poi, chissà se è davvero «solo» una leggenda… Ecco un’allegoria di quanto cerchiamo di fare nei nostri libri”. Ed ha ragione. Quella statua di Bologna è nota proprio per tale particolarità “fallica”, una delle prime cose che si fanno notare ai non bolognesi, appena giunti nello splendido spazio tra Piazza Maggiore e la nota Sala della Borsa è proprio il pene, non pene, del dio Nettuno.
Ma non è l'unico. Ad Osor, splendida e piccola località della Croazia, dove a quanto pare vi è stata la corsa alle sculture, ebbene, una di queste, se inquadrata dalla giusta prospettiva, apparirà nella sua versione fallica, il violino potrà diventare strumento fallico.








Anche Trieste ha il suo gioco fallico...
Una delle statue della fontana dei quattro continenti, quella che rappresenta l'Africa, se immortalata dalla giusta prospettiva fallica, avrà il suo pene, più grosso e tendente ad essere mozzato che lungo a dire la verità.

Ma a pochi passi dalla statua raffigurante il continente africano sorge una possente colonna in pietra bianca che sorregge la statua di Carlo VI d'Asburgo ed in tema di prospettiva fallica, a quanto pare, non scherza mica.
Il pene, specialmente nel periodo dei Romani ma anche in  quello dei Greci, era simbolo di potenza, di potere ed agevolava, in base alle dimensione e forma, la carriera militare. Non è un mistero che i cannoni e molti strumenti da guerra richiamano il pene. Fallici, ma non fallaci, perché uccidevano. Insomma la vita, tra scherni ed atti volutamente consapevoli, può offrirti, per le strade delle città dei momenti diversivi, un diversivo ironicamente fallico.Vedere ed osservare attraverso lo spazio non comune. Ottica alternativa, un duello tra razionalità e follia, tra dionisiaco e apollineo, insomma chiamala se vuoi semplicemente prospettiva fallica.




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