Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

Immagine
Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Il Binario 9 della stazione di Trieste


Giunto alla stazione di Trieste centrale, leggi i cartelli che indicano i numeri dei binari.

Sono nove.
E decidi di recarti al binario numero nove, pur non sapendo se lì  puoi in effetti andare, perché dalla distanza sembra essere un binario "morto", ma non intravedendo alcun divieto, cammini lungo la linea gialla che traccia il confine tra l'arrivo o la partenza in questa città.

Tra cespugli verdi ed alti noti un cippo.
Ferrovieri caduti in guerra e sul lavoro.

Un lungo elenco che inizia il giorno 8 marzo 1940 e termina il 15 aprile 1845, senza un vero ordine temporale, con alcuni nomi ed alcune date non facilmente leggibili a causa dell'inesorabile scorrere e correre del tempo.
Pensi a quando la sicurezza sul lavoro era all'ordine del giorno dei media.
Strage continua.
Strage che continua.
Nulla è mutato.
Tutto è mutato.
Caduti in guerra e sul lavoro.
Guerra e lavoro.
Morti.

Nomi incisi, fiori spenti, silenzio e nessun retorico perchéPercorri neanche dieci metri ed incontrerai un secondo cippo. Un cippo commemorativo per i caduti triestini al servizio dell’impero Austroungarico nella Grande Guerra. Mobilitazione generale, innumerevoli, nel senso che il numero preciso ancora oggi non è ben conosciuto, si parla circa di 4300 soldati, di tantissimi cittadini triestini, il giorno 11 agosto del 1914 partirono per il fronte orientale inquadrati nell’Imperial Regio reggimento di fanteria n. 97 . Per essere massacrati nella macelleria mondiale come governata da generali inetti e criminali, molti dei quali, di qualsiasi nazione, ancora oggi onorati, venerati. Tra disfatte, miti, canzoni, battute, e misteri, la sensazione che avrai, in ogni caso è che il binario nove della stazione di Trieste, dormiente, silente, è un binario che ti accompagna in quel viaggio che unisce due tragedie diverse, unite dalla violenza della guerra, ma soprattutto che non tutti i morti, mandati al macello, “meritano” di essere ricordati con la stessa dignità, perché questa è la società. Perché la colpa dei soldati triestini, come lì ricordati, era quella di aver combattuto per l'Impero Austro-Ungarico, ovvero per quella che era in quel periodo la loro patria, patria colpita alle spalle dal proprio alleato, quale l'Italia, che avrebbe potuto continuare a rimanere neutrale, quella patria che è stata l'artefice della propria dissoluzione, quella patria, quale l'Impero, che ha determinato la prima guerra mondiale e violenze inaudite, per esempio, contro l'intera comunità serba. Mentre  i ferrovieri, certo, erano solamente dei ferrovieri. Accendi la solita sigaretta, ultimo e fugace sguardo ai cippi che ricordano i drammi reali del secolo appena superato e che mai dovrà essere dimenticato, e che qualcuno oggi vorrebbe riproporre, come se il passato nulla avesse insegnato, ed ascolti i tuoi passi, guardando quella linea gialla, chiedendoti, chissà quali sogni, quali amori, coltivavano i ferrovieri morti nella guerra o nel lavoro, chissà quali sogni ed amori coltivavano i soldati triestini partiti per la macelleria mondiale.

Chissà. Binario nove, nove come figliolanza, nella smorfia napoletana, numero potente, numero ideale, un numero che qui a Trieste semplicemente ti travolge nel dolore del silenzio.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?