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Trieste: sfrattiamo lo sfratto della Casa delle Culture


Per la seconda volta, la prima cadeva, se non erro, nel 2003 circa, la Casa delle Culture di Trieste è a rischio sfratto. Carte, bolli, burocrazia, che in poco tempo potrebbero comportare la chiusura di un mero punto di riferimento per una parte della gioventù ribelle triestina e non solo. La motivazione pare essere correlata a motivi esclusivamente economici, ovvero mancanza di soldi per soddisfare impegni contrattuali come maturati tra le parti. Si apprende, infatti, dal Piccolo di Trieste del 4 luglio, che, questa volta la Provincia, ha intenzione di avviare la procedura di sfratto nei confronti della Casa delle Culture di Trieste. Si tratta di una realtà che svolge una miriade di iniziative, dal conflittuale, al sociale, da spettacoli a reading, una realtà che da tempo si mobilita proprio contro l'emergenza sfratti ed il problema casa a Trieste e che ora si trova a vivere sulla propria pelle, in un certo senso, questo problema. Il centro sociale di via Orlandini, è uno dei pochi ancora presenti in Italia, che soddisfa nella sua veste polivalente, diverse funzioni sociali e di aggregazione, specialmente a Trieste, una città difficile e con pochi punti di riferimento per i più giovani. I centri sociali sono da sempre una importante tradizione, a volte scomoda in questo Paese, una tradizione che però non deve essere relegata alla memoria, alla storia, ad un passato od a mostre fotografiche, come avviene ultimamente, per esempio, per le lotte operaie, o per i collettivi conflittuali studenteschi universitari. No, piaccia o non piaccia, i centri sociali esistono e persistono, con le loro varietà, con le loro divergenze e convergenze, e possono diventare, così come lo sono stati in tantissimi casi, una basilare piattaforma solida e non liquida per la maturazione dell'antagonismo sano, costruttivo edificante per la vita comune di città sia metropolitane che di provincia. Esistono, così come la politica ha sempre saputo fare, quando ha voluto farlo, diverse possibilità di conciliazione, conciliazione che non deve portare alla sfratto di un luogo che oramai è parte integrante e vitale di Ponziana. D'altronde, la così detta crisi pesa ed ha pesato per tutti e tutte, ed è una valida causa di giustificazione  da far valere per i mancati pagamenti, che però non deve legittimare né favorire quella procedura legalitaria che rischia di portare alla chiusura di un luogo importante per Trieste,anzi è proprio nei momenti di difficoltà che si devono cercare e trovare soluzioni che non comportino la dissoluzione di realtà sociali. E' importante iniziare a manifestare azioni di solidarietà, con anche un semplice preferisco di no, preferisco che la casa delle culture non chiuda, preferisco che la casa delle culture non venga sfrattata, bensì aiutata, concretamente, nel suo processo esistenziale e solidale per Trieste ed in Trieste, perché alla fine la Casa delle Culture ben può rientrare nel novero dei beni sociali comuni metropolitani da salvaguardare. 

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