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Le partigiane cadute di Ronchi

Il ruolo delle donne nella resistenza è stato spesso sminuito, contrariamente da come accadde  in Jugoslavia. Eppure, anche in Italia, le donne hanno avuto un ruolo importante, hanno imbracciato il fucile, hanno combattuto, sono state uccise per e durante la lotta contro il nazifascismo, durante la resistenza. La prima staffetta partigiana d'italia sarà Ondina Peteani, ove a Monfalcone esiste una via dedicata, a Trieste, invece, ancora non si è riusciti ad intitolare nulla, nonostante diversi interventi e sollecitazioni in materia.  Ed ha fatto parte della prima  formazione partigiana armata comunista contro il nazifascismo, la Brigata Proletaria nata a Selz di Ronchi, ed è stata anche la prima che ha visto l'unione tra italiani e sloveni, ed il nome brigata proletaria, a parer mio, non è dovuto solo al fatto che in prevalenza vi fossero operai del cantiere di Monfalcone, ma anche perché la maggior parte delle brigate antinazifasciste nate in Jugoslavia, ben prima della brigata proletaria di Selz di Ronchi, si chiamavano, appunto, brigata proletaria, poi vi furono le divisioni proletarie, ciò a significare la vicinanza e la condivisione della linea politica e di fratellanza, con i partigiani jugoslavi. E' da segnalare anche che nel 2013, a San Vito a Ronchi, la piazzetta verrà  intitolata a Villanorma Micheluz, una delle prime staffette partigiane d'Italia. Ritornando  alla questione principale di questo breve intervento, nell'elenco, che sembra essere interminabile, dei caduti e delle cadute per la resistenza di Ronchi, pubblicato nell'appendice 4 pag. 187,88,89, 90 Ronchi dl storia e documenti di Silvio Domini ed 2006 a cura dell'amministrazione comunale di Ronchi- meta communication, vi sono, appunto,  anche diverse donne.

Bevilacqua Leda, morta ad Auschwitz il 28 febbraio del 1945;
Brumat Blason Eufemia, morta nel febbraio del 1945, non si conosce il giorno esatto della morte;
Furlan Flebus Elsa,  morta a Vertorino il 23 settembre del 1943;
Gallo Eva, morta a Prepotto il 23 novembre del 1943;
Marussi Gulic Angela, morta a Ronchi il 4 gennaio 1945;
Micheluz Villanorma, morta a Pieris il 30 dicembre 1944
Moimas Edilia, morta a Ronchi il 4 gennaio 1945.

Si riporta anche l'elenco delle vittime civili, antifascisti/e morti e morte nei lager ed anche qui vi sono delle donne:
Maniassi Ghermi Anna , morta ad Auschwitz il 30 novembre del 1944;
Serafin Ida, morta ad Auschwitz  nel  febbraio del 1945; non si conosce la data certa del giorno della sua morte;
Turolo Candotto Maria, morta ad Auschwitz  nel febbraio del 1945, anche in questo caso non è indicato il giorno certo della morte;
Zuppel Bon Ernesta, morta a Rawensbruk 4 giugno 1945.


Lì ove manca, almeno nel libro che ho letto, il giorno della data certa della morte, per quelle donne uccise nel campo di sterminio nazista, provi una strana sensazione. Un punto interrogativo. Un punto interrogativo che non riesce ad indicare il giorno esatto in cui le combattenti per la nostra libertà sono state uccise. Un punto interrogativo che vorrebbe dare una data certa, contrariamente a quello spirito di eternità retorica nazionalista e fascista che ha caratterizzato, invece, la voluta non indicazione della data di morte, dei caduti della prima guerra mondiale presso il noto Sacrario di Redipuglia accompagnati, ahimè,dalla scritta fascista, ripetuta 8 mila volte, presente.  Un presente assente. Donne di Ronchi cadute per la libertà, per non dimenticare. Ma per non dimenticare sarebbe importante andare anche oltre la ricerca storica, gli scritti, gli interventi ed i libri, sarebbe importante imprimere nome e cognome dei caduti e delle cadute, tutti e tutte di Ronchi, in Ronchi e con Ronchi, quella Ronchi che ancora oggi ha una denominazione, quale “dei legionari” fascista, che stride, e stride, ed ancora stride con quella lotta, con il sangue versato, contro il fascismo ed il nazismo.
Già.

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