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Il peso delle parole e l'istigazione a delinquere


Nel Paese delle stragi, nel Paese dove la verità è latitante, dove la giustizia è un miraggio, beh certo bisognerebbe anche capire cosa si intende per giustizia, dove corruzione e malaffare e mafie continuano a regnare sovrane, minando, ogni passo della mai esistita sovranità popolare, oggi, nel 2014, scrivere o dire “La Tav va sabotata. Le cesoie sono utili perché servono a tagliare le reti” ti comporta un rinvio a giudizio per istigazione a delinquere. Il tutto ha una sua logica, esistono dei reati, esiste un codice penale vecchio e d'ispirazione fascista, per molti suoi articoli, esiste una volontà istituzionale chiara e certa, esiste la possibilità di reprimere la parola con i fatti del giudizio penale. Non perché l'essere intellettuale, scrittore od artista, debba essere una scriminante rispetto al trattamento che debba essere riconosciuto a tutti i cittadini, ma un Paese nato sulla diseguaglianza sociale, fondato sulla diseguaglianza sociale, vedrà la legge,nel suo spirito di ordine supremo, essere uguale per reprimere ogni dissenso destabilizzante. Dunque la richiesta di rinvio a giudizio dello scrittore e compagno De Luca non deve sorprendere, è logica, come una sua logica ha il sistema. Il punto del ragionamento deve essere un altro. Perché questo accanimento verso le parole? Quanto sono realmente pericolose le parole? Le parole sono parole, ma possono ferire come la più sottile e tagliente lama di una spada da guerra.
Ma sono pur sempre parole che possono essere fonte d'ispirazione per migliaia di persone, fonte di legittimazione per migliaia di persone, fonte di speranza per migliaia di persone. Durante la resistenza anche solo affiggere un volantino comportava rischi immensi. Potevi essere fucilato, nei peggiori dei casi, torturato nei migliori dei casi. Perché le parole erano incitazione alla resistenza e resistenza altro non era che una lotta dura contro la congiura della dittatura, per quella libertà che è costata dolore e morte. Sorte senza sorte, parole non più parole, diritto non più diritto. Quando si scrivono certi e dati testi, specialmente in un sistema come quello vigente, si è consapevoli del rischio che si corre.Manifestare una opinione forte, che non incita all'azione, ma contestualizza l'azione volta ad ostacolare la realizzazione di una monumentale opera devastante l'equilibrio di madre natura, non voluta dalla comunità locale, e schiaffeggiante ogni principio minimo basilare di democrazia, è reato.

Reato.

Illecito penale.

Nell'era dell'alta tecnologia, dove incrementano insulti razziali, istigazioni alle violenze contro le persone, perché immigrate, perché omosessuali, perché non allineate alla medievale tradizione reazionaria, l'attenzione da parte del sistema sussiste solo sulle cose di massimo sistema. Massimo sistema è disobbedire ad uno Stato sovrano solo di stesso, Stato, entità tanto astratta nel suo essere tale, quanto concreto nel suo agire penale. Dare l'esempio, quell'esempio fatto proprio dai regimi peggiori e nefasti, è oggi anche proprio del regime che vive di fasti elitari e corruzione, la democrazia italiana. E' inutile sorprendersi, è utile indignarsi, ma è ancor di più utile capire che da oggi esprimere una opinione di condivisione verso una pratica legittima ma non legale, che contrasta un sistema legale ma non legittimo, è penalmente significativamente consistente. Una consistenza non solida, ma fluida, perché deve dilagare e raggiungere ogni individualità, devi pensarci mille ed ancora mille volte prima di scrivere o diffondere un testo altamente ribelle, già. Da oggi, senza sorpresa, ma con consapevolezza della realtà delle cose, in una società sempre più delegittimata, dai crescenti nazionalismi e neonazifascismi territoriali, il sistema investe il suo tempo a reprimere una opinione che è l'opinione diffusa e condivisa da una moltitudine di persone. Ma, ribadisco, è vero, il peso degli intellettuali è stato diversamente valutato all'interno della società, se anche gli intellettuali vengono puniti, probabilmente anche per la gente del popolo comune non vi sarà che attendersi nulla di buono in tal senso. Il sistema ha voluto manifestare il senso dell'uguaglianza della legge di tutti i cittadini, nessuno scudo può più tenere, neanche quello dell'arte e della cultura che si ribella, in questo siamo tutti uguali, potrai chiamarti come vorrai, essere chiunque tu vorrai, ma se ti ribelli istigando alla lotta che sfida una legalità dubbia ma certamente non legittimata dalla sovranità popolare, pagherai le conseguenze. Il diritto è oggetto di interpretazione, il diritto muta in base alle necessità del tempo. Il diritto non risponde alle esigenze del popolo, ma alle esigenze dell'ordine. Ora si tollera, ora non si tollera, ora si condanna ora si archivia. Ora la libertà di parola è tollerata, ora è violentata da norme di rango penale, sempre esistite, da quando vige almeno la Repubblica italiana, ma diversamente applicate. Quando il sistema preme il bottone della sanzione per colpire il simbolo, rilevato che i simboli sono stati sempre fondamentali per ogni comunità e società, in quel preciso momento deve scattare la massima attenzione.  
Allarmati sì, disarmati dalla voglia di lottare e criticare e pensare, mai.

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