Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Quella scritta “basta cinesi” sulla via Trento di Trieste





Un tempo si gridava, Viva Trento Viva Trieste. Un motto fatto proprio dall'irredentismo, che da circolo di potere e sociale minoritario, per ragioni opportunistiche, venne cavalcato, ed utilizzato per la propaganda utile al Regno d'Italia finalizzata ad esercitare l'egemonia anche in quell'Adriatico da sempre conteso. Ma Viva Trento e Trieste era anche il motto di una parte della Massoneria che si batteva per la fratellanza, uguaglianza e libertà, divenute dogmi nella rivoluzione Francese. La via Trento di Trieste, che doveva subire un processo di riqualificazione, anche grazie al nuovo ponte curto, è una strada centrale, importante, ma vissuta come una qualsiasi area periferica della città. Sempre di più le attività commerciali che chiudono, sempre di più le serrande abbassate, e quelle poche attività che esistono sono gestite, prevalentemente, da persone provenienti dall'Oriente e dalla Cina. Oggi il vento del capitalismo dominante è quello orientale, ma a quanto pare, qualche ignorante razzista, non ha nulla di meglio da fare che imbrattare il muro della scuola, lì collocata, e scrivere basta cinesi. Il muro della scuola con scritto basta cinesi, è un doppio insulto, sia alla comunità cinese che alla scuola pubblica, nella sua complessità; scuola, che in genere, vive mille difficoltà, che conosce sempre di più casi crescenti di bullismo, razzismo, anche di carattere omofobico ma che non vengono, spesso, denunciati, anzi, a volte ti capita di sentir dire che l'omosessualità, per esempio, è tecnicamente non normale, chiaro pensiero che istiga all'odio razziale ed alla violenza. Il razzismo è una brutta questione, una questione che esiste e persiste ma che deve essere contrastato non solo con le parole, perché queste spesso si perdono per strada, ma anche con i fatti. Sarebbe importante che la scuola interessata da quella vigliaccata prendesse posizione, magari reagendo con un bel pennello e vernice bianca, per ripulire quel muro e perché no, organizzando una iniziativa culturale e sociale contro il razzismo.

Basta razzismi, ovunque ed in ogni spazio.


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