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Da Magazzino 18 a Sanremo e Foibe


Lo spettacolo ed il libro Magazzino 18 hanno fatto discutere e continuano a far discutere.  Rinvio a questo intervento, pubblicato su GIAP curato dal collettivo Wu Ming, per capire ed approfondire il tutto: Quello che Cristicchi dimentica. Magazzino 18, gli «italiani brava gente» e le vere larghe intese http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=16149 Proteste, accuse, ed ancora proteste ed ancora accuse. Muro contro muro. D'altronde, quando si toccano argomenti caldi,e quando questi argomenti vengono toccati in modo opinabile, (ma cosa non è opinabile?) le sensibilità storiche ed umane si ribellano, ma non giusto per il gusto di ribellarsi, ma con cognizione di causa e perché ribellarsi, a volte, è un dovere per salvaguardare la dignità.  Magazzino 18 è stato probabilmente lo spettacolo teatrale più criticato degli ultimi anni. Si sarebbe potuta affrontare solo la vicenda umana dell'esodo. Quando si scrive sull'esodo, in relazione alle complesse ed organiche ed articolate vicende del confine orientale,  sulle foibe, anche solo prima di battere un tasto della tastiera, ci pensi e ripensi più volte. Una sola virgola sbagliata, un solo punto di troppo, rischia di fomentare quell'incendio che anche se domato rischia da un momento all'altro di riesplodere in tutta la sua micidiale potenza distruttiva. Quando si parla di esodo e foibe è difficile non prendere posizione, non si può stare nel mezzo. Quando si parla e si scrive di esodo e foibe, non basta aver letto cento e più libri, ascoltare testimonianze, ma è necessario avere una profonda cultura storica, è necessario conoscere l'ideologia, è necessario porsi mille e più perché è necessario capire che pur essendo esseri umani, siamo più esseri che umani.

La semplificazione è un male, un male che divide ancor di più l'Oriente dall'Occidente, un male che  tramite anche la cattiva demagogia e la sterilizzazione della critica, rischia di consegnare, ai posteri,  messaggi nozionistici che non spiegano la causa. Per capire l'effetto si deve conoscere la causa, e la causa avrà a sua volta una sua causa. Quando si scrive di esodo e foibe si dovrebbe partir almeno dal risorgimento italiano, dai sentimenti di quell'epoca sfociati poi, per la via di manipolazioni congeniali ad interessi prevalentemente economici e strategici, nell'irredentismo, nel fascismo, nell'occupazione.
Siamo tutti figli della stessa terra. Certo, bella frase, bel principio. Ma sono ben consapevole che lì dove pianti le radici, ebbene, quel luogo lo sentirai,per diritto naturale, come il tuo luogo. Poi cercherai di fraternizzare o sorellizzare con quelli che parlano la tua stessa lingua, che magari condividono le tue stesse idee, ed insomma pianti le tue radici all'interno di una comunità. Comunità minoritarie che vivono all'interno di un tanto astratto quanto concreto insieme di persone che a loro volta costituiscono altre comunità.

Vi sarà una maggioranza dominante, una non dominante. La forza della maggioranza è quella che determinerà la debolezza della minoranza. La debolezza della minoranza sarà la forza della minoranza. Ma siam tutti figli dello stesso cielo oltre che della stessa terra e forse anche dello stesso mare, che muta nome, ora diventa Oceano, ora semplicemente mar Adriatico o Tirreno, e dunque una convivenza fraterna e solidale da qualche parte dovrà pur nascere.

E provi, e tenti, e provi e tenti, ma quel popolo indefinito, inteso come insieme di comunità che condividono stessa lingua e forse intenti, avrà bisogno di una nazione ed anche di uno Stato per sentirsi protetto, (da chi e cosa poi?) per dimostrare di essere il più forte. E guerre, e lotte, e morti e vittime e dolori e sofferenze, per cosa?
Una sorta di sentimento primitivo ed animalesco, uno scontro tra evoluzione ed involuzione.
Non siamo né fratelli né sorelle in questo mondo, né mai lo siamo stati e mai lo saremo.
Ecco, capire anche ciò è fondamentale, a parer mio, per entrare, lentamente, e non in modo rapido e fugace, e senza alcuna spettacolarizzazione del dolore,per conoscere la divisione del confine orientale. Trieste è una città che ha vissuto diverse occupazioni. Il tempo passa, la città resiste ed esiste, diverse e più lingue potrai conoscere in questo luogo, a partire dal dialetto. Dovremmo tutti spogliarci dalle vesti del sentimento nazionalistico, artificio sociale indotto per sostenere le ragioni di pochi soggetti che si dilettano, sulla pelle di intere generazioni, ad edificare principi e dogmi e ad sanzionare eresie e critiche, solo perché in un giorno od in una notte qualunque hanno deciso che quel pezzo di terra deve esser loro.
Dovremmo tutti guardarci nudi innanzi ad uno specchio per saggiare nella nostra naturale diversità fisica, l'innaturale unione concettuale che spinge mille e più uomini e donne ad essere divisi e divise in questa piccola palla che gira gira nell'infinità ignota.
Dovremmo temere la grandezza e l'immensità dell'ignoto, per comprendere che siamo esseri piccoli piccoli, che per quanto grandi possano sentirsi in questo mondo alcuni, tanto piccoli ed insignificanti saranno nell'infinità dell'Universo. Ogni città ha una sua particolarità e specificità. Un mondo senza nazioni ma con mille e più comuni sarebbe un mondo certamente più vivibile e forse più umano. Sì lo so,  sto dilagando. Ma, come scrivevo in premessa, quando si parla di esodo e foibe, si apre una voragine che ti risucchia. Mille e più pensieri ti entrano dentro e non escono mica.  Poi ripensi alle virgole, ai punti, all'osare, e ti fermi, e poi continui, e poi ti fermi.  Insomma ad Udine, sabato 5 aprile alle ore 17, presso l’aula B dell’ERDISU -viale Ungheria 45/a si presenterà il libro Da Sanremo alle foibe. Un libro che contiene interventi di:Andrea Martocchia e Tamara Bellone, Claudia Cernigoi,Sandi Volk, Piero Purini, Wu Ming, Francesco Cecchini, Paolo Consolaro, Gilberto Vlaic (Kappa Vu edizioni Collana Resistenza Storica) e che sarà la risposta a Magazzino 18 di cui tanto si è parlato, su cui anche io sono intervenuto, e su cui tanto si parlerà, ancora.

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