Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

Immagine
  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

La Crimea e l'autodeterminazione dei popoli



Il 16 marzo in Crimea si svolgerà il referendum, dall'esito quasi scontato, che probabilmente sancirà l'unificazione, teorica, con lo status di un soggetto della Federazione Russa. Sono oltre 1 milione ed 800 mila i residenti in Crimea, con una percentuale dominante di cittadini di origine russa. I motivi che portano a questo referendum sono noti, così come è nota la posizione strategica della Crimea anche se non soprattutto in relazione al progetto South stream. (rinvio a questo link per tale questione). Ora si invoca il principio dell'autodeterminazione dei popoli, un principio tanto labile quanto volubile, perché concezione di popolo e di autodeterminazione mutano in base ai protettori che sostengono un certo e dato processo. Non esiste processo di autodeterminazione incondizionato. Non esiste popolo, e poi bisognerebbe capire cosa si intende per popolo, o comunità che condivide stesse origini e specificità culturali e visione politica, che possa essere libero di esprimersi in quanto tale senza che vi sia la benedizione determinante da parte di un santo protettore. Avrai sempre bisogno di qualcuno che ti riconosca, ma il punto è che la soggettività che  ha il potere di riconoscerti non lo fa perché rispetta il principio dell'autodeterminazione, ma solamente perché quel territorio, quel confine, quella frontiera, può essere utile ai processi di dominazione globale. Insomma i popoli non contano nulla, ma per essere tali e riconosciuti come tali devono contare sul supporto di chi governa il presente.I confini, gli stati, sono tutti artifici della società che si diletta a giocare con le persone, che nascono per esigenze finalizzate a soddisfare gli interessi di pochi, illudendo molti. Milioni di morti ci sono stati per questi artifici ma cadiamo sempre in questa malvagia trappola, perché cultori del peggior masochismo. Basta frontiere, basta confini, una sola terra per una sola umanità. Questo è il quanto in  una storia millenaria che si ripete,ancora.


Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?