A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

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  Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono...

Il muro della contesa tra l'Italia ed il TLT nella ballata dei nottambuli



Lungo quella strada che congiunge il rude Carso al seno di Trieste, che scirocco e bora cercano di contendersi senza mai fronteggiarsi solleticando l'orizzonte dell'Adriatico Mare, lì ove sorge il faro dell'impero caduto, l'obelisco di Opicina, lì ove  riposano i binari del tram dal colore blu vivo, come la speranza che possa ritornar presto in circolazione per le vie della misteriosa Trieste, lì tra pini e carpini neri, tigli e pini d'Aleppo, tra colori che assorbono ogni malinconia, sorge un piccolo muro.
Il muro della contesa.
Una donna da corteggiare a colpi di scritte. Una piccola epopea romantica tutta nostrana, Romeo e Giulietta di Trieste.  Nel rito della ballata nottambula, armati di bomboletta spray, ora nera, ora bianca, ora rossa, cultori del territorio libero di Trieste e cultori della Trieste italiana, alternandosi con la stessa frenesia delle stagioni fugaci, scriveranno ora viva l'Italia, ora viva Trieste libera o TLT. Cancelleranno ora viva l'Italia cancelleranno ora viva Trieste libera, si sovrapporranno due entità mistiche  mentre macchine, moto, passanti, continueranno il loro percorso verso il sentiero napoleonico, verso Opicina, verso la Slovenia od all'interno di quel confine immaginario che la storia cerca di superare nel nome di quella unità che piccoli o grandi nazionalismi tentano di fermare. Ogni città ha i suoi muri, muri nei quali vengono impressi momenti che rappresentano l'epoca sociale che uomini e donne vivono malgrado tutto. Un tutto che scritte condizionanti umori ed animi di viandanti, che commenteranno con sorrisi o malumori, per quella Trieste che pace non conosce. La ballata dei nottambuli, che ti porta metaforicamente lungo quella pista da ballo, vuota,  nel cuore della Bisiacaria, ove sul cemento troverai impressa l'immagine brillante del musicista e la danza della spensieratezza, in quella Ronchi le cui note di un tempo perduto, nel silenzio del selvaggio carsico pensare, scuoteranno le mani ed i passi di chi decide di condividere con quel muro la propria danza nell'attimo stilizzato da un colore tanto semplice quanto capace di trascinarti verso il perché.

Avrà mai fine tutto ciò? E la ballata dei nottambuli continua in quel doloroso corteggiamento tra  Romeo e Giulietta, che Trieste ed Italia  raccolgono nell'abbraccio notturno ora  "avventato, affrettato, improvviso, troppo simile al lampo, che svanisce prima di poter dire  eccolo, guarda" 



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