Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Aboliamo Regioni, Province e salviamo i Comuni




Il DDL Del(i)rio, aggiungo la i tra parentesi perché il provvedimento che dovrebbe essere approvato entro fine anno è un vero e proprio delirio, avrebbe lo scopo di riordinare il sistema delle province, prevedere l'istituzione dell'Unione dei Comuni ma anche di nuove città metropolitane, come quella di Trieste, in relazione all'ultimo emendamento presentato in Parlamento, ma in verità alimenta solo il caos. Da un lato hai una parte di  sinistra che cerca di demolire il sistema delle province , a tale riguardo si ricorda che il costo di 1.774 amministratori provinciali per il 2011 è stato di 111 milioni di euro. La spesa presunta per nuove elezioni provinciali ai sensi della normativa previgente era stata stimata in 318,7 milioni di euro, di cui circa 118,4 milioni a carico dello Stato.

Insomma costi certamente rilevanti.
Dall'altro lato hai una parte di  destra che invece vuole l'abolizione delle Regioni sostenendo tra le varie cose che ad esempio “nel 1980 (dunque, ad appenda dieci anni dalla creazione delle Regioni) la spesa pubblica ha raggiunto in Italia il 40,6% del Pil contro il 30,1 per cento del 1960”.
Che fare?
Tra la demagogia politica, tra la Corte Costituzionale che ricorda che la detta materia deve richiedere un coinvolgimento effettivo delle parti interessate e che nessuna decretazione d'urgenza è possibile, il dibattito comunque sia ha preso piede.
Personalmente io proporrei l'abolizione delle Regioni e delle Province e manterrei fermo e stabile il sistema dei Comuni.
I Comuni sono l'unica realtà vicina alla gente, i Comuni devono essere tutelati e salvaguardati contrariamente da quello che accade oggi giorno, vedi il nefasto patto di stabilità che ha letteralmente ucciso l'economia locale e stabilizzato l'austerità.
Insomma abolire le Regioni, abolire le Province e salvaguardare gli oltre 8 mila Comuni italiani sarebbe un bel segno di civiltà. 

I Comuni sono un bene comune, difendiamoli.




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