Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Spending review togliere al pubblico per dare al privato



Obiettivo?
32 miliardi di euro da conseguire entro il 2016.
Lo scopo?
Condurre l'Italia al livello medio europeo.
Come?
Abbassando la tassazione sul lavoro.
Insomma si taglierà nel pubblico per incentivare il privato.
Certo, è vero che vi sono sprechi che ben hanno rispecchiato il sistema clientelare che ha retto sia la prima che la seconda Repubblica.
E' vero che andrà rivisto il sistema delle province, io per esempio sarei favorevole anche all'accorpamento delle Regioni, salvaguardando quelle a Statuto speciale, accorperei quelle più piccole ed abolirei tutte le province ma salvaguarderei invece il sistema dei Comuni.
Ma il vero punto della questione sono i servizi pubblici, il lavoro e le condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici.
Tagliare nel pubblico per dare ai privati, alle aziende, significa incidere, ancora ed ancora, sui diritti già lesi del dipendente pubblico.
Imporre nuovi obblighi contrattuali, ridurre gli stipendi, bloccare le assunzioni e conseguentemente colpire anche i servizi pubblici e sociali ed a quel punto anche l'intervento del capitale privato sarà difficilmente evitabile. Vogliono colpire al cuore il sistema pubblico, nelle casse, per renderlo più debole, e destinare i soldi alle aziende per il noto cuneo fiscale.
La svendita del nostro patrimonio è già iniziata. Migliaia di beni immobiliari sono sul mercato pronti per essere comprati al momento giusto, quando il loro valore sarà al minimo. 
La stessa cosa accadrà con i servizi pubblici se non si fermerà questa operazione.
Perché togliere 32 miliardi di euro dal pubblico per forza di cose vuol significare la necessità di garantire certi e dati servizi con il capitale privato. 
Eppure vi sarebbero altri ed infiniti modi per attingere risorse da destinare, per esempio, al settore del lavoro privato..
Patrimoniali nei confronti del 10% della popolazione che detiene oltre il 50% della ricchezza nazionale, demolire le spese militari, ed i miliardi di euro tolti al pubblico, per contrastare alcuni sprechi determinati dalla cattiva politica, dovrebbero, a parer mio, ritornare al pubblico  investendo in istruzione, cultura, turismo e ricerca. Perché questa forma di investimento porterebbe ricchezza per tutti.
Ma hanno deciso di porre in competizione il pubblico con il privato, due sistemi che si affronteranno, porranno i dipendenti pubblici in competizione con i dipendenti privati, divideranno i fronti unici possibili di lotta, perché alla fine ognuno difenderà il proprio arido orticello.
Il problema è e sarà sempre lo stesso, il capitalismo.
E' il capitalismo che deve essere licenziato non i lavoratori.





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