Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

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  Pensateci bene. Quando noi oggi passeggiamo per i centri di certe nostre città, ci troviamo spesso di fronte a degli spazi che, francamente, non hanno più alcun senso. E prendiamo un caso formidabile, un caso che se ci pensate lascia davvero sbalorditi: Monfalcone.  Ora, bisogna fare un passo indietro. Ai tempi dell'Impero Asburgico — ah, che tempi per l'urbanistica, signori! — quelle che venivano chiamate, non a caso, le "Piazze Grandi", avevano una caratteristica che oggi a molti sembra un'anomalia, un corpo alieno, ma che allora era assolutamente ovvia: gli alberi. Gli alberi facevano parte integrante della veduta urbana! Era così a Trieste, per dirne una. Poi, nel corso del Novecento, cosa ci è saltato in mente? Abbiamo preso questi luoghi e li abbiamo trasformati in sterminate spianate di cemento. O di marmo, per chi voleva fare le cose in grande. Spazi che oggi, in piena estate, diventano semplicemente dei forni a cielo aperto.  Ma torniamo a Monfalcone, p...

Bologna, la lettera della Ds contro l'occupazione degli studenti



A Bologna la protesta studentesca continua, si protesta contro i tagli che mai sembrano avere fine, si protesta per la difesa del diritto all'assemblea, per maggiore spazio e libertà dentro le scuole, si propone anche l'apertura pomeridiana, per esempio, e per farsi ascoltare i ragazzi occupano.
Occupano le scuole.
All'occupazione dell'ISART di Bologna risponde la Dirigente scolastica, sul sito della scuola, con una lettera aperta e destinata alla comunità scolastica e dove chiede, in caso di condivisione,  la sottoscrizione della stessa.
La Ds evidenzia la sua preoccupazione in relazione al fatto che l'occupazione rischia di compromettere l'ordinario percorso educativo come intrapreso nella scuola, di far saltare i progetti europei messi in cantiere, stage e percorsi. “Per andare avanti lungo questa strada dobbiamo poter lavorare e offrire ai nostri studenti una buona preparazione. Siamo impegnati nel nostro lavoro di educatori e ne sentiamo tutta la responsabilità, che condividiamo con le famiglie che ci affidano quotidianamente i loro figli.”
E dunque affermerà che “Non possiamo riconoscerci nelle modalità aggressive di chi ha promosso questa ennesima occupazione. L’Isart è una scuola pubblica, offre un servizio pubblico e soffre le difficoltà che tutto il settore pubblico ha patito in questi anni in termini di tagli di risorse, ma non si riconosce nella modalità estrema che è stata intrapresa dagli occupanti. Dobbiamo ridare ai nostri ragazzi la possibilità di esercitare il diritto allo studio e lo dobbiamo fare facendo nascere dall’interno dell’ISART una risposta.”

Infine evidenzia che “la mobilitazione che si è creata in questi ultimi giorni da parte di studenti, docenti, genitori e personale della scuola che si stanno impegnando perché la situazione non degeneri e perché anche da questa fase estremamente critica nasca una nuova e positiva reazione è un fatto nuovo e importante” concludendo con questo auspicio : Invito chi si riconosce in questa linea a sottoscrivere l’appello in calce.

Una iniziativa singolare, che chiama alle “armi” chi è contrario all'occupazione ponendolo letteralmente in contrasto con chi occupa, con chi sostiene l'occupazione, con chi lotta in questo modo.
Questa lettera sarà ulteriore benzina sul fuoco?
Penso proprio di sì. Certo, sarà una iniziativa legittima, ma simili iniziative rischiano di fomentare una enorme spaccatura all'interno di quelle mura scolastiche rendendo invivibile uno spazio ove il confronto e la discussione è certamente necessario. Può essere intesa quella lettera come una sorta di apertura al confronto? Chi occupa, attua tale protesta perché costretto dalla situazione sociale esistente, perché fino ad oggi semplicemente inascoltato, come continuare con l'ordinaria attività, come se nulla fosse, con indifferenza, come se tutto andasse bene, quando la scuola pubblica è nelle condizioni che noi tutti ben conosciamo?
E poi non si deve dimenticare che l'occupazione, se accompagnata da contenuti ed iniziative culturali, ben può avere valore formativo ed educativo.



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