Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Bologna, la lettera della Ds contro l'occupazione degli studenti



A Bologna la protesta studentesca continua, si protesta contro i tagli che mai sembrano avere fine, si protesta per la difesa del diritto all'assemblea, per maggiore spazio e libertà dentro le scuole, si propone anche l'apertura pomeridiana, per esempio, e per farsi ascoltare i ragazzi occupano.
Occupano le scuole.
All'occupazione dell'ISART di Bologna risponde la Dirigente scolastica, sul sito della scuola, con una lettera aperta e destinata alla comunità scolastica e dove chiede, in caso di condivisione,  la sottoscrizione della stessa.
La Ds evidenzia la sua preoccupazione in relazione al fatto che l'occupazione rischia di compromettere l'ordinario percorso educativo come intrapreso nella scuola, di far saltare i progetti europei messi in cantiere, stage e percorsi. “Per andare avanti lungo questa strada dobbiamo poter lavorare e offrire ai nostri studenti una buona preparazione. Siamo impegnati nel nostro lavoro di educatori e ne sentiamo tutta la responsabilità, che condividiamo con le famiglie che ci affidano quotidianamente i loro figli.”
E dunque affermerà che “Non possiamo riconoscerci nelle modalità aggressive di chi ha promosso questa ennesima occupazione. L’Isart è una scuola pubblica, offre un servizio pubblico e soffre le difficoltà che tutto il settore pubblico ha patito in questi anni in termini di tagli di risorse, ma non si riconosce nella modalità estrema che è stata intrapresa dagli occupanti. Dobbiamo ridare ai nostri ragazzi la possibilità di esercitare il diritto allo studio e lo dobbiamo fare facendo nascere dall’interno dell’ISART una risposta.”

Infine evidenzia che “la mobilitazione che si è creata in questi ultimi giorni da parte di studenti, docenti, genitori e personale della scuola che si stanno impegnando perché la situazione non degeneri e perché anche da questa fase estremamente critica nasca una nuova e positiva reazione è un fatto nuovo e importante” concludendo con questo auspicio : Invito chi si riconosce in questa linea a sottoscrivere l’appello in calce.

Una iniziativa singolare, che chiama alle “armi” chi è contrario all'occupazione ponendolo letteralmente in contrasto con chi occupa, con chi sostiene l'occupazione, con chi lotta in questo modo.
Questa lettera sarà ulteriore benzina sul fuoco?
Penso proprio di sì. Certo, sarà una iniziativa legittima, ma simili iniziative rischiano di fomentare una enorme spaccatura all'interno di quelle mura scolastiche rendendo invivibile uno spazio ove il confronto e la discussione è certamente necessario. Può essere intesa quella lettera come una sorta di apertura al confronto? Chi occupa, attua tale protesta perché costretto dalla situazione sociale esistente, perché fino ad oggi semplicemente inascoltato, come continuare con l'ordinaria attività, come se nulla fosse, con indifferenza, come se tutto andasse bene, quando la scuola pubblica è nelle condizioni che noi tutti ben conosciamo?
E poi non si deve dimenticare che l'occupazione, se accompagnata da contenuti ed iniziative culturali, ben può avere valore formativo ed educativo.



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