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Trieste: tre processi per la storia del Territorio Libero




Si parte il 10 luglio 2013 alle ore 16 presso la Commissione Tributaria provinciale di Trieste in Via S. Anastasio 12 II° piano, per la prima volta in udienza pubblica il tribunale tributario italiano si esprimerà in primo grado sul difetto di giurisdizione sollevato dal ricorrente; poi il 17 luglio alle ore 12 al Tribunale di Trieste – Foro Ulpiano 1 – (stanza 113 piano terra) per la prima volta la sezione penale con giudice monocratico inizierà la discussione sulla validità del Memorandum di Londra del 1954, ovvero del trattato internazionale in vigore che assegna tuttora la semplice amministrazione civile provvisoria della Zona A del TLT al Governo italiano; infine il 24 luglio alle ore 10 presso la sezione civile del Tribunale di Trieste prima udienza del procedimento in cui è stata dichiarata l’inesistenza giuridica della Corte di Appello di Trieste con citazione a giudizio del Governo italiano. Questo quanto si legge sul sito di Trieste Libera.

Saranno tre battaglie giuridiche interessanti, anche se a parer mio, difficilmente dall'esito positivo.
Sarebbe come chiedere ad un poliziotto che ti coglie in flagranza di reato di non essere arrestato perché disconosci sia l'esistenza del reato, come concepita nel sistema che il poliziotto è chiamato a garantire nell'esercizio delle proprie funzioni, che l'autorità dello stesso. Ho già manifestato le mie perplessità sul fatto di rivolgersi all'Onu per chiedere l'Indipendenza di Trieste, rilevato che è proprio l'Onu che ha favorito non un semplice esercizio di amministrazione civile del Governo italiano ma la reale Sovranità italiana sulla città di Trieste manifestando acquiescenza sulla situazione ancora oggi esistente e dall'altro lato poiché giuridicamente esisterebbe un principio che è quello della Clausola rebus sic stantibus. E' una causa di estinzione caratteristica degli accordi internazionali. Si ritiene che il trattato si estingue in tutto o in parte se mutano le circostanze esistenti al momento della stipulazione, purché si tratti di circostanze essenziali, senza cui i contraenti non avrebbero trattato. Per l'antica dottrina è una condizione risolutiva tacita, perché venivano meno le circostanze a cui si subordinava l'efficacia del trattato. Questo principio sarebbe applicabile al noto Trattato di Pace, all'accordo bilaterale di Londra ed a tutti gli atti consequenziali che ne sono derivati, poiché non sussistono più le condizioni storiche e sociali, dunque essenziali, che hanno determinato, in via anche provvisoria, la definizione di una nazione che mai ha avuto vita, quale quella di Trieste? Come la storia ha insegnato il diritto muta a secondo delle esigenze del potere sovrano ma non rappresentativo del popolo. Potrà essere solo la volontà concisa del popolo, l'autodeterminazione condivisa e partecipata del popolo, l'unica via che potrà imporre o quantomeno condizionare una interpretazione del diritto certamente favorevole per la realizzazione di certi processi sociali, economici e politici.
10, 17 e 24 luglio saranno date significative per la storia di Trieste ma anche per l'Italia, ben comprendo il senso dell'iniziativa come intrapresa da chi sostiene la realizzazione del Territorio Libero di Trieste, ci si appella a principi e norme giuridiche certamente rilevanti ma che sono state violate, a parer mio, proprio da chi doveva garantirne la piena realizzazione.
Un motivo su cui riflettere. Esiste sempre,comunque, la possibilità, che i giudici triestini possano dare ragione ai ricorrenti, e se così sarà ne vedremo delle belle, sarà una storia lunga, che arriverà sino al Palazzaccio di Roma, sede della Corte di Cassazione.


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