Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Ritornano gli "esorcismi"



Certamente quello che è accaduto in Piazza San Pietro domenica 19 maggio è a dir poco inquietante.
Il Papa, un prete, un ragazzo disabile.
Un momento di silenzio, ritualità e gestualità, versi e preghiera di liberazione.
Il tutto ripreso dalla TV2000 di proprietà della Conferenza Episcopale Italiana che venerdì effettuerà uno speciale anche su caso del presunto esorcismo di Piazza San Pietro.
Certamente l'audience di quel programma crescerà.
Il giorno seguente il Papa dirà “La preghiera per chiedere un miracolo, per chiedere un’azione straordinaria dev’essere una preghiera coinvolta, che ci coinvolga tutti”. E riporterà l'esempio di una bambina gravemente malata, in Argentina, guarita grazie, per il Papa, alla preghiera. Il papà di quella bambina, disperato per la malattia della figlia, si recherà al Santuari mariano di Lujan, lontano 70 km: “E’ arrivato dopo le 9 di sera, quando era tutto chiuso. E lui ha incominciato a pregare la Madonna, con le mani sulla cancellata di ferro. E pregava, e pregava, e piangeva, e pregava … e così, così è rimasto tutta la notte. Ma quest’uomo lottava: lottava con Dio, lottava proprio con Dio per fare la guarigione della sua fanciulla. Poi, dopo le 6 del mattino, è andato al terminal, ha preso il bus ed è arrivato a casa, all’ospedale alle 9, più o meno. E ha trovato la moglie piangente. E ha pensato al peggio. ‘Ma cosa succede? Non capisco, non capisco! Cosa è successo?’. ‘Mah, sono venuti i dottori e mi hanno detto che la febbre se n’è andata, che respira bene, che non c’è niente! La lasceranno due giorni in più, ma non capiscono che cosa è successo!’. Questo succede ancora, eh?, i miracoli ci sono!”. 

Appunto, questo succede ancora, i miracoli ci sono, già.
Tutto ciò fino a quando rientra nella sfera privata della religione non dovrebbe interessare la collettività. Il problema sussiste quanto l'evento diventa tale, quando i media lo esaltano, quando l'ingerenza della Chiesa, tramite lo strumento della Religione, condiziona e governa anche la politica dello Stato italiano che dovrebbe essere laico, ma che laico non è.
Esorcismo o non esorcismo, preghiera o non preghiera, gesti e ritualità inquietanti, quale male, quale bene?
E' un bene per la società credere ancora nell'esorcismo?
Quel gesto di Piazza San Pietro avrà effetto placebo o nocebo per la società italiana?
D'altronde non serve agli atei, ai non credenti, quel gesto è destinato a rafforzare la fede dei credenti, benzina ad una macchina che si è inceppata, una macchina che questo Papa, da buon meccanico conservatore e tradizionalista, cura in modo preciso e puntuale e suggestivo, una macchina che si riprenderà con forza quello spazio che la civiltà laica conquista con gran fatica, già, non penso che tutto ciò sarà un bene per la nostra società. Il prossimo passo sarà la caccia alle streghe?




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