Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Friuli Venezia Giulia la carica dei 47 mila in cerca di occupazione



Ad aprile 2013 in Italia risulta un tasso di occupazione, che è il rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento, pari al 56,0%. Cresce, nel primo trimestre 2013, il numero delle persone in cerca di occupazione, si parla di 475 mila persone in più, ma cresce anche la disoccupazione straniera, oltre 107 mila unità in più su base annua, cresce il  numero di disoccupati generale, pari a 3 milioni 83 mila, così come il tasso di disoccupazione maschile cresce per il sesto trimestre consecutivo portandosi all’11,9%; quello femminile, in aumento per l’ottavo trimestre, sale al 13,9% anche quello relativo alla popolazione straniera è in crescita, discorsi similari valgono anche per l'inattività, anche questa in crescita, insomma si è parlato così tanto di crescita, che la crescita esiste, ma è quella delle persone senza lavoro o che il lavoro non lo cercano proprio più. 


Si è interrotta anche la dinamica positiva dei dipendenti a termine, che diminuiscono di 69.000 unità mentre prosegue a ritmi più sostenuti il calo dei collaboratori (-10,4%, pari a -45.000 unità), diffuso soprattutto nel terziario, in particolare nel comparto dell’informazione e comunicazione.

In Friuli Venezia Giulia la situazione è preoccupante da allarme giallo se non rosso.
Ben 47 mila persone in cerca di occupazione nei primi mesi del 2013, nel primo trimestre del 2012 erano 38 mila, tasso di disoccupazione dell''8,6%, nel 2012 era fermo al 7% e nel 2007, prima dell'inizio della così detta crisi, al 3,41%; 8,6 % che coincide con la media del nord est , certamente inferiore al 24,6% della Calabria, che ha il primato negativo, ma anche lontano dal 4,5% di Bolzano. Risultano 501 mila occupati, 390 mila sono dipendenti, divisi prevalentemente tra industria ed in via maggioritaria nei servizi e solo 2 mila unità in agricoltura, mentre ben 112 mila sono lavoratori indipendenti in prevalenza nel settore dei servizi.

Insomma in passato scrivevo che la priorità è il lavoro ma con i diritti, perché un lavoro senza diritti, senza uno stipendio equo, è una bestemmia che si esercita verso tutte le conquiste maturate nel corso del tempo, conquiste che sfumano sempre di più e questa situazione stabile ed emergenziale rischia di comportare la realizzazione del lavoro senza diritti, perché l'importante è lavorare pur di campare. Certo, di lavoro si può anche morire e si muore, ma l'attenzione deve rimanere massima, perché è proprio con cifre e dati di questo tipo, catastrofiche, che si creano le condizioni del lavoro senza diritti.
Ed allora ribadisco sì all'emergenza lavoro ma con diritti.
Ed infine l'emergenza non può durare all'infinito, perché se così sarà non si potrà più parlare di emergenza ma di normalità.

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