La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

Sicurezza esagerata per Berlusconi a Trieste



Arrivi a Piazza dell'Unità d'Italia, e noti una folla.
Un presidio di curiosi. Ti domanderai, ma il presidio è autorizzato?
Verranno denunciati?
Poi penserai ma non è mica una manifestazione politica, di dissenso, no.
Non è necessario in questo caso conferire alcun preavviso alla Questura, nessun obbligo dell'articolo 18 del TULPS, nato sotto il regime fascista ed ancora vigente, deve essere soddisfatto. Eppure sarebbe un presidio. Eppure non è necessaria “l'autorizzazione”. Non che io sia a favore dell'articolo 18, ma una riflessione è dovuta.Perché non proporre un referendum abrogativo per quella norma del TULPS da cui discendono una miriade di denunce per manifestazioni non autorizzate? Denunce che arrivano solo quando le iniziative di piazza sono scomode ai governanti? Ed altro effetto non hanno che appesantire il carico di lavoro dei Tribunali e perseguitare chi osa la protesta “non autorizzata”?


Sarà il motivo che è alla base dell'iniziativa pubblica a connotare la reazione del sistema?
Chissà.
Però, come in ogni buon presidio di lotta sociale, noterai una consistente presenza di forze dell'ordine.
Conterai ben sedici mezzi delle forze dell'ordine in fila nei pressi della Prefettura.



Una decina di agenti di polizia sotto il palazzo della Regione.

Una motovedetta della polizia controllare le rive triestine ed il molo Audace.

Poi ecco altri mezzi delle forze dell'ordine.
Tre auto di scorta ed un furgoncino.
Per un totale di 21 mezzi, inclusa la motovedetta, delle forze dell'ordine.
Eccolo.
E' lui.
Qualche fischio.
Qualche applauso.
Sorriso plastificato.
Schiena alla folla.
Foto di rito.
E la politica elettorale continua il cammino.
Come l'onorevole, mica Presidente della Repubblica o del Consiglio, o di qualche Stato estero, Berlusconi.
Un semplice onorevole.
Già, però si dirà ma lui è Berlusconi.
Essere circondato da uomini che ti scortano, da mezzi che ti scortano, conferisce all'immaginario collettivo l'idea di essere potente.
Quella scena che si è realizzata a Trieste, così come si è realizzata altrove, altro non è che la rappresentazione del potere. Una rappresentazione, giustificata da ragioni di sicurezza, pagata dai contribuenti pubblici, attori passivi di questo pessimo film tutto italiano e triestino.

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