Un progetto di legge, il numero 5603 a firma di GIANCARLO
GIORGETTI, GIOACCHINO ALFANO, BARETTA, COMMERCIO, BITONCI, CICCANTI,
LO PRESTI, MARMO, BORGHESI, BRUNETTA, MARCHI, CAMBURSANO, rischia di
dare attuazione a quella norma, come inserita in Costituzione e
definita come la regola d'oro, che costringerà lo Stato a politiche
di austerità per i prossimi anni.
Il tutto
sarà in discussione a breve, ovvero dal 4 dicembre.
Nel
testo di accompagnamento si evidenzia che la presente proposta
viene presentata alla Camera dei deputati al fine di consentire
l'avvio dell'esame del provvedimento legislativo volto ad assicurare
la tempestiva attuazione del principio del pareggio di bilancio
introdotto nel nostro ordinamento dalla legge costituzionale 20
aprile 2012, n. 1. Inoltre, l'articolo 5 della medesima legge
costituzionale specifica ulteriormente i contenuti e le finalità
della predetta legge da approvare a maggioranza assoluta, chiarendo,
al comma 3, che l'approvazione di tale legge deve intervenire entro
il 28 febbraio 2013.
Ed
ovviamente quando si decide di discutere il tutto?
In
prossimità delle vacanze natalizie.
Il
Parlamento potrebbe disattendere, in questa fase, gli impegni assunti
in ambito dell'Unione Europea, e rimettere questa discussione,
delicata, alla prossima legislatura.
Cosa
che sarebbe in via etica e sostanziale e politicamente più corretta.
Quale
è uno dei motivi che accompagna l'urgenza di definire questa legge?
Nella
relazione di accompagnamento si legge che il successo della
politica di risanamento è legato, com’è noto, alla capacità
dell'Italia di rassicurare i mercati finanziari in merito alla
solidità della finanza pubblica e alla natura irreversibile del
percorso di consolidamento della stessa e di riduzione del debito
pubblico avviato nell'attuale legislatura. In tal senso,
assicurare concretezza ed effettività al principio del pareggio del
bilancio rappresenta il tassello fondamentale di una più ampia
strategia che, in mancanza di tale provvedimento, risulterebbe
fortemente indebolita, con il rischio di alimentare nuovamente
tensioni e manovre di natura speculativa tali da fare salire oltre il
livello di guardia i costi di gestione del debito pubblico.
Dunque il mandante di questa disposizione è chiaro chi sia, ovvero
la finanza speculativa ed il mercato.
I
firmatari allo stesso tempo, sono consapevoli della delicatezza
della materia su cui verte il presente provvedimento, che va
disciplinata sulla base di un ampio consenso delle forze politiche e
sociali e del sistema delle autonomie.
Ed allora visto che, come ci ha insegnato la recente storia politica,
i termini da perentori possono diventare ordinatori così come da
ordinatori possono diventare perentori, visto che la legislatura
giunge alla fine, non sarebbe il caso di rinviare la discussione di
questa materia alla prossima legislatura piuttosto che approvarla in
fretta e furia in prossimità del periodo natalizio?
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