Il Cinghialone di Trieste






Dopo aver salutato Libero, così ho chiamato il gabbiano che ogni sera, su quella piazza che congiunge via della Cattedrale con la Cattedrale di Trieste, attende il cibo del gattaro, che in questo caso diventa anche gabbianaro, decido di recarmi all'Obelisco di Opicina per osservare con l'occhio di Orfeo l'abbraccio di Morfeo a Trieste.
Vedrai la corsia riservata al tram di Opicina, che per alcuni mesi non circolerà più per le strade cittadine, sperando che si tratti solo di una lunga sosta e non della fine del centenario mezzo di trasporto di confine, essere occupata  in una sorta di ordine selvaggio, da file di auto in sosta, incontrerai qualche passante che si godrà una delle ultime serate di questa turbolenta e calda estate, ma anche un cinghialone.
Percorrendo la salita di Conconello, all'improvviso attraverserà la strada un cinghiale enorme.
Poteva essere di cento chili se non più, possente ma anche veloce.
Fuggirà da un giardino di una abitazione per recarsi nell'infinità del bosco.
Ascolterai i suoi passi pesanti, incrocerai il suo sguardo intimorito, ed in quel momento, evitato per un soffio di vita l'impatto con il grande cinghiale, penserai che solo a Trieste può capitare, in un momento qualsiasi, di incontrare volpi e ricci, caprioli e cinghiali, gabbiani e cormorani, praticamente in città.

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