Se il tempo si è fermato in quel 25 gennaio 2016

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  Dopo dieci anni decidi di andare a rileggere le prime dichiarazioni a caldo, del dittatore egiziano, pronunciate dopo il ritrovamento del corpo di Giulio. La freddezza di stile istituzionale, le solite clausole di stile verrebbe da dire, dalle condoglianze, alle esortazioni per venire a conoscenza delle ragioni che hanno portato all'uccisione di Giulio e poi gli elogi, immancabili, reciproci, si legge : " Renzi ha ringraziato  Sisi per le sue sincere condoglianze, elogiando uno spirito di cooperazione dimostrato dalla parte egiziana " . Parole. Che lasciano il segno. Certo, poi verrà richiamato per consultazioni l'ambasciatore, ma la sensazione che quel gesto del richiamo fu più per una maschera politica che per reale convinzione nessuno la potrai mai e poi mai cancellare, anche perché poi hanno parlato i fatti. I soldi, gli accordi, il commercio, le relazioni politiche, la strepitosa normalizzazione dei rapporti tra Italia ed Egitto, dal turismo, alla ricerca, beff...

Chiesa e riforma del lavoro sotto la veste dell'omofobia.


In questi giorni l'attenzione mediatica è concentrata giustamente sulle problematiche del terremoto, sulle problematiche della parata del 2 giugno, sulla visita del Papa nella presunta laica Milano,poco o nulla è stato detto sulla riforma epocale del lavoro come approvata al Senato, nulla, a parte qualche testata di sinistra, è stato detto sulla manifestazione dei beni comuni a Roma del 2 giugno.
Il modo in cui funziona l'informazione in questo Paese è noto da tempo, si informa solo e come su ciò che il sistema decide, rinnegando tutti quei principi cardini che dovrebbero garantire il diritto dell'informazione ed all'informazione. Certo quando questo accade in testate private poco si può obiettare, il problema è quando ciò si realizza nel servizio pubblico.
Tanto detto veniamo al dunque di una questione a dir poco scandalosa.
Che dovrebbe recare indignazione diffusa specialmente in un Paese che si dice essere democratico e pretende che questo modello di democrazia venga diffuso in altri Paesi e realtà anche extra-continentali.
Il Papa a Milano ha dichiarato: "Chiamata a essere immagine del Dio unico in tre persone non è solo la Chiesa, ma anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra l'uomo e la donna".
Omofobia pura pronunciata non solo da un cattolico, ma specialmente da un Capo di uno Stato estero quale quello del Vaticano che ancora una volta pretende di inculcare concetti e dottrine agli italiani.
Come avevo annunciato nello scritto alcune chicche sulla riforma del lavoro, tra le chicche ne evidenziavo specialmente una, riprendo il passaggio: Altra chicca in negativo ovviamente è che si specifica la nullità del licenziamento intimato in caso di matrimonio tra uomo e donna, e si specifica tra uomo e donna, giusto per non lasciare trapelare dubbi, le coppie di fatto o quelle omosessuali in Italia non devono avere diritti.


La normativa oggi esistente in caso di nullità di licenziamento discriminatorio, vedi il codice delle pari opportunità (art. 35, commi 1 e 2, D.lgs 198 del 11 aprile 2006) che richiama la  legge 9 gennaio 1963, n. 7, articoli 1, 2 e 6, ha espressamente stabilito che sono nulle le clausole di qualsiasi genere, contenute nei contratti individuali e collettivi o nei regolamenti, che prevedono il licenziamento delle lavoratrici, dipendenti da imprese private di qualsiasi genere, escluse quelle addette ai servizi familiari e domestici, sia a quelle dipendenti da enti pubblici, a causa del matrimonio.

Se leggiamo il solo articolo 29 della Costituzione lì ove specifica che  la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, è indirettamente ed implicitamente non escluso il diritto costituzionale alla famiglia per le coppie omosessuali e non solo.
Da un lato hai una Chiesa che riconosce il diritto alla famiglia solo se questa nasce da matrimonio tra uomo e donna e dall'altro una riforma sul lavoro che legittima la discriminazione del licenziamento comminato in concomitanza di un matrimonio non consumato tra uomo e donna.
Una riforma del lavoro omofobica.
Per esempio chi si sposa in paesi ove questo matrimonio è possibile, e lavora in Itlalia, in base al nuovo dettato normativo che ancora deve essere approvato dalla Camera, rischia di non avere tutele in tal senso.
D'altronde ciò non deve recare stupore visto che un rapporto  dell'istituto danese per i diritti umani   
nel 2009 affermava che  L'Italia è il paese dell'Unione Europea con il maggior tasso di omofobia sociale, politica ed istituzionale.

Deve invece stupire il silenzio assordante di tutti, dai media alla cittadinanza in genere.
Se prima non sapevano, ora non possono dire di non sapere.


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