Quando da Ronchi nel 1953 rischiò di partire una nuova marcia ma per prendere Trieste, fu fermata dagli inglesi

Immagine
Siamo negli archivi del Dipartimento di Stato americano, documenti desecretati da poco. E salta fuori un telegramma del 1953. Un documento che scotta, perché ci racconta quanto siamo andati vicini a un pasticcio colossale proprio lì, a Ronchi. Ma prima, facciamo un po’ di contesto. Trieste, in quegli anni, è un posto incredibile. C’è il Territorio Libero, che però sulla carta è una cosa e nella realtà è un’altra. Comandano gli Alleati. Prima c'è stato un generale inglese, Sir Terence Airey: un uomo che piaceva a tutti i filo italiani, un periodo d'oro! Trieste era un pezzo d'America in Italia: cinema a ogni angolo, dollari che giravano a fiumi e, pensate, più di tremila ragazze triestine che alla fine sposano soldati americani e partono per il "sogno". Airey era uno che vedeva di buon occhio gli italiani, era un anticomunista convinto, si andava d'accordo. Poi però arriva Sir Thomas Winterton. E qui la musica cambia. Winterton è un inglese tutto d...

Chiesa e riforma del lavoro sotto la veste dell'omofobia.


In questi giorni l'attenzione mediatica è concentrata giustamente sulle problematiche del terremoto, sulle problematiche della parata del 2 giugno, sulla visita del Papa nella presunta laica Milano,poco o nulla è stato detto sulla riforma epocale del lavoro come approvata al Senato, nulla, a parte qualche testata di sinistra, è stato detto sulla manifestazione dei beni comuni a Roma del 2 giugno.
Il modo in cui funziona l'informazione in questo Paese è noto da tempo, si informa solo e come su ciò che il sistema decide, rinnegando tutti quei principi cardini che dovrebbero garantire il diritto dell'informazione ed all'informazione. Certo quando questo accade in testate private poco si può obiettare, il problema è quando ciò si realizza nel servizio pubblico.
Tanto detto veniamo al dunque di una questione a dir poco scandalosa.
Che dovrebbe recare indignazione diffusa specialmente in un Paese che si dice essere democratico e pretende che questo modello di democrazia venga diffuso in altri Paesi e realtà anche extra-continentali.
Il Papa a Milano ha dichiarato: "Chiamata a essere immagine del Dio unico in tre persone non è solo la Chiesa, ma anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra l'uomo e la donna".
Omofobia pura pronunciata non solo da un cattolico, ma specialmente da un Capo di uno Stato estero quale quello del Vaticano che ancora una volta pretende di inculcare concetti e dottrine agli italiani.
Come avevo annunciato nello scritto alcune chicche sulla riforma del lavoro, tra le chicche ne evidenziavo specialmente una, riprendo il passaggio: Altra chicca in negativo ovviamente è che si specifica la nullità del licenziamento intimato in caso di matrimonio tra uomo e donna, e si specifica tra uomo e donna, giusto per non lasciare trapelare dubbi, le coppie di fatto o quelle omosessuali in Italia non devono avere diritti.


La normativa oggi esistente in caso di nullità di licenziamento discriminatorio, vedi il codice delle pari opportunità (art. 35, commi 1 e 2, D.lgs 198 del 11 aprile 2006) che richiama la  legge 9 gennaio 1963, n. 7, articoli 1, 2 e 6, ha espressamente stabilito che sono nulle le clausole di qualsiasi genere, contenute nei contratti individuali e collettivi o nei regolamenti, che prevedono il licenziamento delle lavoratrici, dipendenti da imprese private di qualsiasi genere, escluse quelle addette ai servizi familiari e domestici, sia a quelle dipendenti da enti pubblici, a causa del matrimonio.

Se leggiamo il solo articolo 29 della Costituzione lì ove specifica che  la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, è indirettamente ed implicitamente non escluso il diritto costituzionale alla famiglia per le coppie omosessuali e non solo.
Da un lato hai una Chiesa che riconosce il diritto alla famiglia solo se questa nasce da matrimonio tra uomo e donna e dall'altro una riforma sul lavoro che legittima la discriminazione del licenziamento comminato in concomitanza di un matrimonio non consumato tra uomo e donna.
Una riforma del lavoro omofobica.
Per esempio chi si sposa in paesi ove questo matrimonio è possibile, e lavora in Itlalia, in base al nuovo dettato normativo che ancora deve essere approvato dalla Camera, rischia di non avere tutele in tal senso.
D'altronde ciò non deve recare stupore visto che un rapporto  dell'istituto danese per i diritti umani   
nel 2009 affermava che  L'Italia è il paese dell'Unione Europea con il maggior tasso di omofobia sociale, politica ed istituzionale.

Deve invece stupire il silenzio assordante di tutti, dai media alla cittadinanza in genere.
Se prima non sapevano, ora non possono dire di non sapere.


Commenti

Post popolari in questo blog

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?