Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Ci siamo, il governo è caduto.

Italiane ed italiani,
in tal tempo ove riunioni e poche passioni,
ove strade e vie senza più meta infiammano il desiderio della rivolta,
ove il giorno è l'unico senso ad una vita senza confine,
ove la mattina ti alzi senza saper cosa mai ti aspetterà,
lavoro o licenziamento,
turbamento o incazzatura perenne,
vi comunico
che il pomo punico
ha saziato la teatrale concordia
alimentando l'insanabile discordia
nel gioco di quel dado sottratto alla mano del popolo
e tratto nel palazzo del potere.
Il governo è caduto.
Caduto nel fango del lor stesso potere,
e tutti a chinar la testa alla non più sovranità popolare?
Giammai.
Il governo è caduto,
tal decisione maturata per volontà dei creditori del capitale,
chiamali se vuoi Francia e Germania, 
santificata dal  Draghi non ribelle,
che la giustizia sociale ancor offende,
verrà con tetra sofferenza 
ed istituzionale riconoscenza,
comunicata,
annunciata
e l'operazione massacro sociale è, ahimè, iniziata.
Molti parleranno di lodevole sacrificio,
altri di un complotto giudizario, comunista ed arrivista,
ma in verità si affiderà la scrittura
della capitale congiura
alle mani del terzo potere,
potere vaticano,
padronale,
potere fittiziamente apolitico
immensamente apocalittico
per la giustizia sociale.

Però nonostante  la consapevolezza
di dover affrontar una viva ed immensa amarezza,
perchè la trinità del governo di unità nazionale,
chiesa, padroni e banchieri,
in fieri ambasciatori
del nuovo potere che avanza
in tal infuocata danza,


rischierà di far tacere
il grido della rivolta,
ora sorrido.

Sorrido perchè 
non vedremo più 
il scavalier e la sua corte,
certo vi sarà una padronale e dura
sorte che in qualche modo tutti
insieme
affronteremo,
ma in ogni caso,
e senza caso,
non festeggerò la caduta del governo
ma non piangerò la caduta del governo,
ma un bel andate a fanculo
questo sì che lo urlo con viva passione
ed immensa indignAzione.
Il governo è caduto.

Marco Barone

segue video poesia...



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