Tra il 1971 e 1972, nel momento in cui si stava ponendo il disimpegno degli americani verso Gladio, si realizzò una guerra intestina violentissima tra neofascisti che esplose a colpi di bombe ed ebbe il suo epilogo in Friuli Venezia Giulia con la strage di Peteano. Si contarono diversi attentati in regione, che si scopriranno poi aver avuto come matrice gruppi neofascisti, come aderenti ad Ordine Nuovo. Ad esempio gli attentati del 26 e 27 marzo 1971 sulle linee Trieste-Venezia e Udine-Venezia, il 15 settembre 1971, al monumento dei caduti di Latisana, il 28 dicembre 1971 attentato dimostrativo al sindacalista CISNAL Giampiero Zaro, il 26 gennaio 1972
attentato dimostrativo contro il deputato del MSI de Michieli Vitturi, tutti attribuiti anni dopo ai gruppi di estrema destra, ed alcuni di essi eseguiti con l'impiego di esplosivo T/4, il medesimo usato per la strage di Peteano, non in commercio in Italia e di difficile trattamento come provarono le indagini di allora. Ma la cosa interessante è che, come riportava la stampa dell'epoca, le indagini, inizialmente puntarono, manco a dirlo, su piste di tutt'altro tenore. Gli attentati sulle linee ferroviarie puntarono su "squilibrati" o "esaltati" o in seconda battuta si sostenne che si poteva trattare di un gesto dimostrativo contro Tito in relazione alla sua visita in corso a Roma. L'attentato dinamitardo che interessò il sindacalista della CISNAL nonché soprattutto esponente provinciale del MSI, da oltre sei anni, avvenne alle 2 di notte, interessò la sua abitazione, si parlò inizialmente di vendetta di zingari in relazione ad una petizione per allontanare delle carovane che poi il dirigente di quel partito erede del PNF, non presentò mai. Un mese dopo, stessa ora, si realizzò una seconda esplosione, fu più potente, si andò oltre la semplice dimostrazione. Lo scopo era quello di far saltare l'ala della villa dove dormiva l'ex deputato e dirigente del MSI, Vitturi, questa volta non si pensava agli zingari, ma all'estrema sinistra, cosa su cui gli inquirenti erano sicuri. Ma la storia ha poi raccontato una realtà diversa e questa guerra violenta tra neofascisti ebbe il suo drammatico epilogo con la strage di Peteano dove persero la vita il brigadiere Antonio Ferraro, i carabinieri Donato Poveromo e Franco Dongiovanni, assieme al tenente Angelo Tagliari e al brigadiere Giuseppe Zazzaro che rimasero feriti, senza dimenticare le vittime collaterali, come l'impiegato della prefettura di Trieste, Roitero, di Monfalcone, probabilmente ucciso, anche se la versione ufficiale fu infarto, testimone che avrebbe riconosciuto gli autori della strage di Peteano, inviando diverse lettere anonime all'indirizzo del Prefetto di Gorizia che potevano consentire di risalire agli autori. In una di queste scrisse:
«Uno dei due alto mt. 1,85 capelli bruno scuri oppure neri, lunghi fino quasi alle spalle, snello, viso regolare (direi un giovane bello, dalla faccia si direbbe timido)… l’altro invece, molto più basso, circa mt. 1,60 capelli lunghi (ma non tanto come il primo) castani chiari tendenti al biondo, corporatura regolare data la sua altezza, non elegantemente vestito, sguardo piuttosto cattivo. La voce registrata e trasmessa dalla radio è sorprendentemente uguale a quella del giovane più alto»mb
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