Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta fascismo

Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

Immagine
  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

Il Grande Pasticcio: La Norimberga che l'Italia non ebbe mai

Noi siamo abituati a pensare al dopoguerra come a un momento di grande chiarezza morale. La democrazia che vince, il fascismo che scompare. La realtà è che l'Italia quel conto con la storia non lo ha mai chiuso davvero. Mentre in Germania a Norimberga si montavano i tribunali e si facevano i processi seri, da noi è successo l'esatto contrario. È stato messo in piedi un colossale, collettivo, nazionalissimo "volemose bene" . I numeri sono impressionanti, Parliamo inizialmente di più  di  quattrocento criminali di guerra  come emerge dagli atti ufficiali. Gente che aveva fatto cose orribili in Jugoslavia, in Albania, in Russia. E invece? Invece finisce che alla sbarra, in quegli anni frenetici, ci finiscono più partigiani che gerarchi fascisti. Un paradosso che a noi oggi sembra follia, ma che all'epoca era il frutto di una strategia politica lucidissima. Perché non è che si fossero dimenticati di questi quattrocento. Le richieste di estradizione arrivavano, eccom...

La grande impunità verso il fascismo che ha causato centinaia di migliaia di morti in Italia

Quando parliamo del fascismo, non stiamo parlando di una rissa di quartiere, ma di una tragedia che ha segnato la carne di questo Paese per decenni. Il punto è questo: il fascismo mica è arrivato al potere perché Mussolini era un genio della politica o perché aveva chissà quale mandato divino. No! Il fascismo è stato un fenomeno reazionario, certo, ma che è rimasto in piedi perché lo hanno tenuto su. La borghesia, il grande capitale e, soprattutto, diciamocelo chiaramente, la monarchia. Perché senza il Re, Mussolini a Roma non ci sarebbe mai arrivato. Mai! Sarebbe finita lì. E invece no. E allora cosa succede? Succede che inizia questa lunga scia di sangue che è difficilissimo persino quantificare. Noi oggi proviamo a dare dei numeri, ma è una contabilità dell'orrore che sfugge di mano. Già prima della presa del potere, tra il '19 e il '22, abbiamo lo squadrismo.  E lì sono botte, sono bastonate, sono tremila persone — sindacalisti, comunisti, gente che non ci...

Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

Immagine
  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Quel colpo di Stato voluto dal re per mano degli alleati, per far cadere Mussolini e il fascismo

Immagine
Probabilmente è meno noto per molti del 25 aprile, data universale con la quale in Italia si celebra la liberazione dal nazifascismo, anche se come ben sappiamo in diverse località si dovette aspettare ben oltre il 25 aprile, come il 1 maggio da Trieste a Gorizia, per potersi dire liberi dagli occupanti nazisti. Eppure il 25 luglio fu una data fondamentale nel processo storico che porterà alla liberazione. Il colpo di Stato del re con il quale si fece cadere il fascismo mettendo agli arresti Mussolini. Come è risaputo il Gran consiglio   del fascismo non era certamente un organo vincolante, esprimeva   la   proiezione   del   partito   fascista   nelle   istituzioni.   Formato nel   1923 , inserito poi negli organi   apicali   dell’ordinamento   alla   fine   degli   anni   ‘20   con le   leggi   del   1928 (n. 2693) e del 1929 (n. 2049). La seduta del Gran Consiglio, senza alcun v...

Ancora una volta colpito il cippo di Peteano da mano ignota fascista? Atto da condannare nell'attesa della posa di una nuova targa che ne ricordi la matrice fascista

Immagine
Per la seconda volta e nel mese di luglio, una o più mani ignote, hanno imbrattato con della vernice il cippo di Peteano dedicato a  Franco DONGIOVANNI, Carabiniere, Antonio FERRARO, Brigadiere C.C., Donato POVEROMO, Carabiniere Scelto.  Vittime del terrorismo neofascista con la complicità di un sistema corrotto che ha prodotto depistaggi e insabbiamenti per lungo corso. Le domande che sorgono sono varie, perchè si colpisce sempre nello stesso periodo? Sarà qualche vacanziero di passaggio o di ritorno in queste terre nel mese di luglio? C'è qualche messaggio politico? Sicuramente non lo si colpisce per diletto o perchè non si ha nulla da fare. E la matrice è  politica e l'origine potrebbe essere fascista? Probabilmente sì, perchè tanto il contesto politico europeo e globale che il senso di quell'imbrattamento potrebbero indurre a far pensare ciò. Si è imbrattata la memoria di vittime di un attentato fascista. Ci è voluto del tempo, tanto, per ripulirlo dopo il primo imbr...

Si ripristini a Ronchi la storica lapide della strage nazifascista del 15 settembre '43, il massacro di 8 soldati

Immagine
Il 15 settembre del 1943, cioè pochi giorni dopo la costituzione della storica Brigata Proletaria, quando mille partigiani si ritrovarono a Selz per cercare di arrestare, con la battaglia di Gorizia, l'avanzata nazista, a Ronchi si realizzò una strage per mano nazista, che comportò la morte di 8 soldati. Come avevamo già ricordato recentemente sulle pagine del Piccolo, di questa tragedia ne fu realizzata una specifica scheda storica per iniziativa di Luzzi, nell'importante atlante delle stragi nazifasciste e quella del 15 settembre '43 è stata l'unica avvenuta a Ronchi. Per anni venne realizzata una cerimonia,  il parroco, don Falzari, fece innalzare nell’immediato dopo guerra una lapide con una croce ed una scritta sul marmo nero: Tendenti alla Patria, freddati dal piombo ai piedi del Carso, qui sostano i loro corpi per riprendere la via alla Patria eterna nella resurrezione finale. Req. aet. dona eis Domine et lux perpetua luceat con i solo nomi dei tre allora...

L'ultimo volto di Mussolini rimasto su una strada pubblica: la galleria della strada costiera triestina

Immagine
Inaugurata il 16 agosto 1928, dopo anni e anni di attese, senza alcuna cerimonia istituzionale, salvo una foto di rito, immortalata sul Piccolo del 17 agosto 1928, una delle strade più affascinanti d'Italia e tempestata da simbologia fasciste, vede probabilmente ancora oggi esistere e sopravvivere alla storia e alla mano della Damnatio memoriae, l'unico profilo del dittatore fascista, essere ancora esistente su una strada pubblica italiana. Tra fasci littori, scritte e fontanelle, perse e poi ritrovate, nel tempo si è sostenuto, per ragioni di opportunismo  e per evitarne la distruzione, che quel profilo nella galleria della costiera triestina fosse di Dante.    Ma di Dante non lo è e non può esserlo sia perché non assomiglia per niente a Dante, sia perché fuori contesto. Si tratta indiscutibilmente del profilo di Mussolini. Quando Mussolini nella sua due giornate si recò a Trieste nel 1938, giunse via mare, non osservò dunque il proprio profilo scalpito su quella rocci...