Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada
Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È la vita dei lavoratori, delle lavoratrici, impressa sulla tela come un'istantanea. E poi c'è la luce, questi giochi di luce incredibili e dei colori vivi, fortissimi, vitali, che ti danno un'idea di energia pazzesca a ogni singola pennellata. Ma la vera genialità dell'operazione è quello che sono riusciti a fare a Palazzo Frisacco: prendere le sue opere e metterle a scontrarsi, a dialogare con i colossi del Novecento. Portare nel cuore del Friuli capolavori, quadri, serigrafie di gente come Millet, Toulouse-Lautrec, Picasso, e poi Balla, De Chirico, Carrà, Morandi, Kokoschka... Tutti lì, uno accanto all'altro. E c'è questo silenzio sublime, in cui le tele parlano tra loro attraverso i colori del vissuto. È un'occasione straordinaria, unica davvero, per vedere la genialità di un grande maestro friulano misurarsi direttamente con la storia dell'arte universale.
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