Il Niente Sovrano e la Trincea della Bellezza

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Non sarà l'arte a salvarci dal naufragio della storia, ma rimarrà l'ultima trincea, l'ultimo rifugio dell'anima. Viviamo nel crepuscolo delle grandi ideologie, in un millennio dove la globalizzazione ha cannibalizzato il pensiero, portando il consumismo alla sua ennesima, feroce potenza. Da un lato assistiamo al boom osceno e indomabile delle diseguaglianze sociali; dall'altro, l'arte contemporanea vaga come un fantasma, interrogandosi sul proprio senso dentro una società sbandata, cieca, che consuma l'esistenza alla giornata. Questa non è anarchia creativa: è il trionfo del vuoto assoluto. Un nichilismo sistematico che annichilisce ogni visione prospettica. L'ossessione dell'originalità a tutti i costi ha prosciugato le sorgenti della creatività differente, e l'arte, drammaticamente, si è adeguata. Si è sottomessa, facendosi merce tra le merci, un feticcio speculativo il cui unico scopo è alimentare i flussi del capitale. Una banana brutalmente ...

Quel documento della CIA degli anni '60 con i nomi delle città jugoslave in italiano e poi rettificato nella forma "slava"


I nomi dei luoghi hanno una importanza fondamentale, identitaria e di testimonianza del passato e delle radici storiche del luogo ma anche strategica. Un documento della CIA del 1963 con il quale si fotografava la situazione delle installazioni militari nelle principali località della Jugoslavia di Tito curiosamente riportava i nomi delle città in italiano, per poi in sede di revisione con un colpo di penna essere rettificati nella forma della lingua slava. Pola sarà Pula, Zara, Zadar, Capodistria, Koper, Spalato, Split, Fiume, Rijeka, ecc. Ciò probabilmente sarà avvenuto per una ragione strategica per consentire di identificare le città con i nomi riconosciuti in Jugoslavia in un tempo dove il bilinguismo non era sicuramente idilliaco.




mb

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