Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada
Un tempo l'Italia finiva o iniziava, questione di punti di vista, a Monfalcone. Da Duino in poi si scivolava nel corridoio che faceva entrare nella zona del TLT, il Territorio Libero di Trieste. Un documento riservatissimo del 12 aprile 1948, dell'intelligence americana e destinato ai massimi vertici militari e della difesa degli USA senza tanti giri di parole definiva la questione di Trieste come la più grave crisi dopo la fine della seconda guerra mondiale tra Est ed Ovest. Dunque una situazione sicuramente calda tanto che ci fu chi parlò di un rischio di una terza guerra mondiale, ma nessuno avrebbe mai realmente combattuto una terza guerra mondiale per la questione di Trieste. Così presto poi. Da notare che gli Americani, nella premessa di questo documento, sin da subito evidenziano il fatto che loro fossero a favore del ritorno di Trieste in territorio italiano per rimanere nell'Europa anticomunista. Una città strategicamente importante nel Mediterraneo sia per la Jugoslavia che per l'Italia, precisano gli americani nella loro relazione di una decina di pagine. La fotografia del quadro politico sussistente nel territorio triestino è deprimente, descrivono un territorio dominato da problemi di razzismo, di scontri nazionalisti e ideologici. Si legge che "se durante l'Impero Austroungarico italiani e slavi mantenevano con fatica la convivenza nel rispetto delle proprie culture, con l'avvento dell'Italia dopo la prima guerra mondiale le dispute sono continuate" e nel tempo sono confluite nello scontro ideologico tra comunisti e anti comunisti. Avevano rilevato 23 sedi di partito o circoli comunisti e sette i giornali diffusi comunisti. Mentre se ammontavano a circa 60mila gli antifascisti italo sloveni, venivano quantificati in 50mila i nazionalisti vicini alla Lega Nazionale. Un documento che si conclude rilevando che in caso di conflitto tra USA e Unione Sovietica le truppe alleate potevano contare in soli 10 mila uomini, mentre quelle jugoslave, alleate fino a quel momento con la Russia di Stalin, in 75 mila uomini. Poi, arriverà il momento della rottura tra Tito e Stalin e si aprirà una nuova storia con al Jugoslavia che diventerà il miglio alleato dell'Occidente per limitare l'avanzata sovietica verso questa zona europea e non a caso la tensione si sposterà soprattutto sul fronte di Berlino a partire dalla questione del blocco di Berlino del giugno del 1948.
mb
Commenti
Posta un commento