I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

I pannelli sul '900 di Gorizia, peccato non aver riportato le scritte anche in friulano e tedesco



Al santuario del Monte Lussari c'è una lapide che così recita: Qui si incontravano i latini, germanici e gli slavi. Devi salire a 2mila metri di altezza per ricordarti che in Friuli-Venezia Giulia le radici sono tanto latine, quanto germaniche, quanto slave. Se nel 1963 questa regione ha ottenuto la sua autonomia, mai pienamente realizzata a dovere e con efficacia, è grazie alla sua identità storica linguistica. Estremità dell'Italia, conquistata dall'Italia a caro prezzo. Friulano, tedesco, sloveno e italiano sono le lingue di questa regione. A Gorizia si parla sloveno e friulano oltre che ovviamente l'italiano e qualche forma dialettale. Gorizia che si vanta del suo passato austroungarico, la Nizza d'Austria si racconta, che ha fatto i conti come poche città con la guerra nazionalistica, nelle sue impostazione estreme e reazionarie, e che ha visto il sopravvento di lingue e identità ai danni dell'altra reputata "inferiore". Si è frantumato lo spirito di convivenza. Ci sono tentativi  chiari finalizzati a voler ricucire anche per ragioni economiche con quello che era l'entroterra naturale di Gorizia, oggi in parte appartenente al territorio di Nova Gorica. In vista del progetto della capitale europea della cultura 2025 si esplorano varie strade, rispolverando anche vecchi progetti. Uno è il caso, perchè caso fu, dei tabelloni sul '900 goriziano. I primi vennero deturpati da mano fascista, come atto di protesta politica, erano troppo filo sloveni e filo partigiani, i secondi sono più neutrali, si dice, si è parlato addirittura di una nuova era, perchè sono anche in lingua slovena, c'è la lingua inglese, ma manca il friulano e il tedesco.  Si può parlare di occasione persa per valorizzare quel plurilinguismo storico regionale che è la vera radice di questa regione? Sì. Certo ci si deve accontentare del minimo sindacale. Quello che dovrebbe essere scontato, come leggere informative anche in sloveno, sono una cosa quasi rivoluzionaria oggi a Gorizia, nonostante leggi e storia ed identità, per far intendere quanto il secolo breve sia stato devastante per questa nostra regione.

mb

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